Concerto Primo Maggio:

Ligabue infiamma Piazza San Giovanni

ROMA – Trionfatore del concertone del Primo Maggio, ieri in piazza San Giovanni a Roma, di fronte a un milione e più di ragazzi, ragazze, bandiere della pace e bandiere dei Quattro Mori (ma che ci facevano?), tra bottiglie di plastica e lattine e sorrisi e baci improvvisi dati anche a sconosciuti, in un calderone di piazza piena di calore e di danza, trionfatore del concertone – dicevamo – lui, Luciano Ligabue. Che tornava dopo dieci anni a un concerto del Primo Maggio. E che, poco prima di salire sul palco, ha invitato nel suo baracchino nel backstage – rigorosamente chiuso e off limits per tutti – un ristretto numero di giornalisti. C’eravamo anche noi.

            Ligabue, questo Primo Maggio era anche il primo grande appuntamento “di massa” dopo le elezioni. Il primo momento in cui l’Italia si ritrova, si guarda, si conta… Che cosa serve, secondo te, adesso, dopo la guerra senza esclusione di colpi degli ultimi mesi?

            “Serve entusiasmo. Siamo tutti disillusi, scettici. Quelli di destra e quelli di sinistra. Dobbiamo crederci, adesso, crederci che qualche cosa si può fare”.

            Che cosa è per te il concerto del Primo Maggio?

            “E’ ritrovarsi nella gioia. A me piace la gioia. Mi sembra il miglior motore per andare avanti”.

            Tempo fa, a un premio Tenco, cantasti una versione bellissima di “Qualcuno era comunista” di Giorgio Gaber. Ma tu, come ti consideri?

            “Io sono stato comunista perché voleva dire qualcosa, esserlo, in Emilia Romagna. E non voleva certo dire approvare la privazione della libertà in Unione sovietica. Significava sognare un modello sociale che desse una chance a tutti. Significava sognare tanta cultura e tanta musica per tutti”.

            Prima di fare il musicista, hai fatto mille mestieri. Pensi, adesso che sei il Liga, che sia stato un bene?

            “Sì: se arrivavo famoso subito, sbroccavo! Mi hanno insegnato, quei mestieri, ad affrontare ogni successo con cautela”.

            Che cosa ricordi del Ligabue di dieci anni fa, di quel Primo Maggio?

            “Un monitor che mi rovesciava nelle orecchie solo una specie di enorme pernacchia. Non sentivo assolutamente nulla: ho raccontato quell’esperienza in un racconto di ‘Fuori e dentro il borgo’ “.

            I tuoi modelli musicali quali sono?

            “Sono stati due: Battisti e De André. Battisti ha fatto nascere la nuova canzone italiana. De André ha cesellato la canzone d’autore, solida. Mai una parola fuori posto. De André era un chirurgo della parola”.

            Questa primavera sarà per te il teatro di una nuova sfida. Dopo Campovolo, dopo i centomila dello scorso autunno, un tour negli stadi. Come dire: replicare Campovolo cinque, dieci volte…

            “Speriamo con meno problemi tecnici! Quello che voglio, con questo tour, è condividere la gioia del palco con tutti quelli che mi hanno accompagnato, musicalmente, in questi anni. Mettere insieme tutti gli amici: i Clandestino, la Banda e Mauro Pagani. Max Cottafavi, Giovanni Marani, per i Clandestino, Federico Poggipollini e Mel Previte per La Banda, e Mauro Pagani con le sue sonorità straordinarie. E’ un’avventura, grande anche questa volta. Iniziamo il 19 maggio ad Ancona allo stadio del Conero, siamo il 27 a Milano a San Siro – già sold out -, il 31 a Firenze, e il 3 giugno a Roma, allo stadio Olimpico”.

            E il cinema? Avevi manifestato il desiderio di fare il terzo film. Forse avevi già scritto un soggetto.

            “Il cinema è sempre il mio sogno, un linguaggio che vorrei esplorare di più. Quest’anno proprio non ce la farò. Ci sono già delle sfide belle grosse da giocare, con la musica”. Saluta, e sale sul palco. Canta “Il giorno dei giorni”, “Balliamo sul mondo”, “Tra palco e realtà”, “Urlando contro il cielo”. E per il milione e più, che hanno cantato, ballato, battuto le mani fin dal primo pomeriggio, è l’ultima esplosione di entusiasmo, la più grande. Come se si fossero riposati, fino a quel momento, per aspettare lui. Che non delude. Tiene il tempo, tiene la musica stretta tra le dita, tiene tutta quella gente aggrappata alla sua voce, alla sua energia. Che la vita è questa. Spenderla così, anche in una notte, far l’amore cantando, conosci un altro modo per fregar la morte?

 

2 maggio 2006

 

 

Alcuni link utili..

 

Internet Book Shop

Tra i migliori siti di libri on-line, ottimo motore di ricerca, servizio affidabile e alta disponibilità di materiali

Scuola di Cinema Immagina

A Firenze, la scuola di cinema diretta da Giuseppe Ferlito, con corsi di regia, sceneggiatura, recitazione, doppiaggio, montaggio e riprese

Siena Filmfestival

A Siena, il festival di cinema diretto da Carlo Verdone e organizzato da Giovanni Bogani