Concerto Primo Maggio:
Piero Pelù e il suo progetto di musica
ROMA – “il mio nome è mai
più”, grida Piero Pelù sul palco del Primo Maggio. E cambia la
nazionalità del militare: non più americano, ma italiano. E’
italiano quel soldato che se ne deve andare, via dalla guerra,
via da ogni guerra. E dedica il suo intervento, nel concertone a
San Giovanni, “ai sessanta milioni di italiani”. Poi, in
camerino, dice: “57 milioni di italiani, e 3 milioni di
immigrati. Sono gli italiani nuovi, e dobbiamo tener conto anche
di loro”.
La versione de “Il mio
nome è mai più” è dura, forte, carica di energia, anche di
rabbia. Stravolta la musica, resta quel grido, che Piero alza
come un mantra verso la piazza. Non si nasconde, Pelù. Anche
quando rispolvera una vecchia canzone di Modugno, “Amara terra
mia”.
Piero, perché quella canzone?
“Ah, a proposito: non è di Modugno, come tutti pensano. E’ una
canzone tradizionale abruzzese, ben più antica. E’ dedicata a
tutti gli emigranti, quelli italiani andati fuori dall’Italia, e
quelli che sono arrivati qui. E’ una canzone che amo, l’ho
suonata alla Notte della Taranta e l’ho cantata da quando ero
bambino”.
Però non hai fatto discorsi
“politici”, sul palco…
“Perché di politica ne abbiamo sentita fin troppa, in queste
settimane. Adesso bisogna cominciare a fare”.
Per esempio?
“Per esempio, fare una legge sulla musica. Con il mio amico Enzo
Brogi, ex sindaco di Cavriglia, dirigente Ds, grande
appassionato di spettacolo e grande politico, stiamo scrivendo
una legge per la musica. Per ora, per la Toscana. La Toscana è
una terra illuminata da sempre, è stato il primo territorio che
ha messo al bando la pena di morte, nel 1792”.
E per la musica, che cosa si
deve fare?
“L’articolo 1 di questa legge dice una cosa che sembra ovvia, ma
non lo è: ‘la musica è cultura’. La musica è cultura: e allora
bisogna proteggerla, tramandarla, insegnarla. Le conseguenze?
Scuole di musica gratuite, per tutti. Perché tutti possano
imparare la musica. Dove trovare i soldi? Basta volerlo. Per
ogni auto blu, una scuola di musica. Per coltivare talenti, per
non fare sparire un patrimonio enorme”.
E così, grazie a Enzo
Brogi e a Piero Pelù, la Toscana potrebbe divenire un
territorio-pilota per la protezione e lo sviluppo della musica.
Devastata nel suo aspetto commerciale, con i cd che non si
vendono, potrebbe diventare invece un patrimonio di tutti.
Intanto, però, Piero lavora al nuovo album: uscirà tra circa un
mese. “Sarà molto, molto rock”, dice, e non aggiunge altro. Ci
sarà un nuovo chitarrista, Saverio Lanza, che ha anche
collaborato agli arrangiamenti. “Saverio è grande, soprattutto
perché non mi dice sempre di sì: allora so di poter contare su
di lui. E poi, sa suonare tutto: chitarra, basso, tastiere. Era
l’uomo di cui avevo bisogno”.