Addio casa Gori

PISTOIA - Eccoci, ci siamo. Arriva "Addio Gori". L'ultimo atto di una saga che a teatro è già leggenda. Cominciò vent'anni fa: era il 1987. E gli spettatori videro un comico, Alessandro Benvenuti, un ragazzo alto che avevano visto al cinema e in televisione, e lo videro da solo, con soltanto un fascio di luce addosso. Dare vita con la voce, la voce e nient'altro, a un mare di personaggi. Maschili, femminili, giovani, vecchi, arrabbiati, umiliati, sconfitti, annoiati, vigliacchi, sedotti, abbandonati, vitali. Una cosmogonia in una voce, anzi in un mosaico di voci. Una sinfonia per voce sola. Successo, successo immediato, di quelli che non si dimenticano. E poi, nel 1995, arriva "Ritorno a casa Gori": in scena sempre le vicende di una famiglia toscana, una famiglia "normale", con normali rabbie, normali segreti, normali invidie, normali dissapori, normali amori non detti... Lo specchio di quello che siamo, di quello che è l'Italia, dentro le finestre delle case, dove si accende la luce dei televisori.

E questo specchio di come siamo era rimasto a quel 1995, a uno spettacolo bello, con sapori anche dolorosi, che era "Ritorno a casa Gori". Dieci anni. Dieci anni perché Alessandro Benvenuti e Ugo Chiti – sceneggiatore, amico, esploratore delle nuances, delle mille possibilità della lingua toscana – scrivessero e mettessero in scena l'ultimo atto di questo spettacolo/valigia, di questo spettacolo che non è uno spettacolo come gli altri. E' quello che riassume tutte le anime di quell'uomo sulla scena, di questo ragazzo che nasce a Pontassieve, anzi a San Francesco di Pelago, che cresce in una provincia ancora antica, con le copie dell'Unità esposte nella casa del popolo. Che si affaccia allo spettacolo al teatro di Rifredi, e lì – tra sperimentazione e voglia di comicità – comincia a inventare i Giancattivi. Athina Cenci, lui, e vari partner come terzi protagonisti di quell'attacco a tre punte. Ci passa anche Daniele Trambusti, di lì. E poi ci approda Francesco Nuti. Arriva il successo, enorme, la televisione. I primi film, quell' "A ovest di Paperino" surreale già nel titolo. E poi è una corsa, una corsa dentro il cinema e dentro il teatro. Film come "Belle al bar", "Mniaci sentimentali", "Ivo il tardivo", "Zitti e Mosca", o "Compagni di scuola" con Carlo Verdone: le tappe di una carriera che cerca sempre il coraggio, che non si accontenta mai dei percorsi facili. Affascinato dalle stranezze, che coltiva anche più a teatro. Una comicità lunare, delicata, che fa tenerezza, che commuove. Ma anche la capacità di tirar fuori la rabbia, al momento giusto. E nella saga dei Gori c'è tutto. C'è l'Italia piccola, modesta, quella della gente come noi, che guarda la televisione, e che spera che la vita possa assomigliare, prima o poi, al mondo dei balocchi degli spot. Ma che si accorge che la favola è molto, molto distante dalla realtà.

Tra pochissimi giorni, venerdì 27, debutta a Pistoia "Addio Gori". Al teatro Manzoni fino al 29 (Teatro Manzoni, Corso Gramsci 127, Pistoia – spettacoli alle 21; info 0573 991609). Poi sarà al Puccini di Firenze, dal 9 al 19 novembre (info 055 362067; www.teatropuccini.it), e a Pisa. E piano piano, probabilmente, conquisterà tutta Italia come hanno fatto, per anni, quegli altri due spettacoli/valigia che sono "Benvenuti in casa Gori" e "Ritorno in casa Gori". E Alessandro, un Cechov della val di Sieve, continuerà a stupirci, con i suoi virtuosismi per voce sola.

"Era tanto che ci pensavamo, dovevamo solo trovare il momento per scriverlo, per abbandonare per sempre Gori. O per dare un senso alla trilogia, che è stata trilogia, nella nostra mente, già da molti anni fa", dice Ugo Chiti, autore di teatro, regista di cinema, compagno di giochi di Benvenuti. "Sono passati vent'anni dal primo Gori. L'Italia è cambiata, intorno. Questo nucleo familiare nel paesino toscano ha visto cambiare il mondo. Il primo Gori finiva con una carrozzina, con l'arrivo di Samantha nella storia. Il terzo vede come evento centrale il matrimonio di questa ragazza. Di Samantha, questo alieno che faceva il suo ingresso alla fine della prima commedia. Aliena lei, e alieno il mondo intorno, il paesaggio che è cambiato, moralmente e socialmente. Tutti adesso si parlano col telefonino, e i Gori intanto sono invecchiati, stanno a sognare un Paradiso forse illusorio. Lo pensavamo da sempre, questo terzo Gori: finalmente, adesso, c'è".

        

20 Ottobre 2006

 

 

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