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Il regista di "Babel": "volevo
raccontare come e' difficile capirsi, come e' facile rimanere
divisi".
CANNES – Lo aspettavano tutti, a Cannes, ma
Brad Pitt non e' arrivato. Protagonista del film
"Babel" di Alejandro Inarritu, uno dei favoriti
per la Palma d'oro, Brad Pitt e' anche pero'
futuro papa'. E nella vita ci sono delle
priorita'. Cosi', e' rimasto in Namibia insieme
ad Angelina Jolie e ai figli di lei, Maddox e
Zahara – che hanno gia' preso il cognome Jolie/Pitt
– per cercare di difendere la gravidanza di
Angelina dalla curiosita' dei paparazzi. Al
festival di Cannes, ha mandato una lettera.
Anzi, a essere precisi, una email. Che e' stata
letta ieri, in conferenza stampa: "Con
l'imminente arrivo del nuovo 'innesto' nella
nostra famiglia, non posso essere con Cate,
Alejandro, Gael a Cannes", ha scritto Pitt. "Ma
sappiate che sono enormemente orgoglioso di 'Babel',
e che mi voglio congratulare con tutti quelli
che vi hanno lavorato".

A
Cannes ci sono pero' Cate Blanchett, radiosa
bellezza purissima, l'elfa del "Signore degli
anelli". Anche lei, tra parentesi, madre di due
bambini, stupefacente esempio di brillante
carriera cinematografica e di serena dedizione
familiare. "Volevo lavorare con Brad Pitt da
anni, e finalmente ho coronato un sogno", dice
ricambiando le cortesie via email di Pitt. "Lui
e' come il cioccolato", aggiunge. "E'
meraviglioso, e' uno splendore". Accanto a lei,
pero', c'e' un altro sex symbol. Un sex symbol
maschile, leggero, vivace, con lo sguardo sempre
inquieto. Era il giovane Che Guevara dei "Diari
della motocicletta", ma e' stato il regista di "Babel",
Inarritu, a lanciarlo nel cinema internazionale
con "Amores perros". E' Gael Garcia Bernal,
forse l'attore sudamericano piu' in ascesa di
tutto il panorama mondiale.
"Cate
e' grande, e' stupefacente, e' la piu' bella
donna dell'universo. E voglio dire l'universo,
non il mondo", dice Gael Garcia Bernal. "Pero'
durante le riprese non ci siamo incontrati,
siamo in parti diverse della storia. Cosi', non
vedevo l'ora di venire a Cannes per incontrarla,
e poterle dire: wow, siamo nello stesso film!".
E' simpatico, Gael, piccolissimo, minuto, con un
inglese perfetto imparato negli anni in cui
studiava recitazione a Londra, tra l'altro con
una compagna di scuola come Maya Sansa, poi
avviata a una brillantissima carriera nel
panorama italiano.

Il
regista, Alejandro Inarritu, precisa il senso
della sua storia, anzi del suo mosaico di storie
tutte legate da un evento drammatico, e tutte
concentrate nelle stesse 36 ore: "Ho chiamato il
film 'Babel' perche' il mondo in cui viviamo e'
la torre di Babele. Volevo raccontare come e'
difficile capirsi, come e' facile rimanere
divisi. Non sono i problemi linguistici i veri
problemi, guardate qui: ognuno viene da un
angolo diverso del mondo, Cate dall'Australia,
Brad dagli Stati Uniti, Gael dal Messico, voi
giornalisti da tutto il mondo, e riusciamo a
capirci. No, il problema sono i preconcetti che
ci separano. Ognuno vede l'altro come una
possibile minaccia".
Nel
suo film, anche allusioni alle tensioni continue
alla frontiera tra Stati Uniti e Messico, dove
c'e' gia' chi parla di un muro lungo migliaia di
chilometri. "E' terribile come gli americani
pretendano che chiunque viene da fuori sia un
terrorista. E soprattutto per i messicani. Ma il
mio film non e' tanto su cio' che ci separa gli
uni dagli altri, quanto su cio' che ci unisce".
25 Maggio 2006 |
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