FIRENZE – Una giacca nera, lunga,
dritta. Una camicia bianca. I capelli
lunghi, ondulati, neri e grigi. Franco
Battiato siede composto, dritto, sulla
poltrona dell’hotel fiorentino nel quale lo
incontriamo. E sembra che, intorno, tutto
sia un po’ più quieto. E’ come se spandesse
attorno a sé un’aura di silenzio.
Parla con calma. Dice “sono in
un momento fantastico della mia vita”. E poi
aggiunge: “Penso spesso alla morte”. Tu stai
lì, con il quaderno in mano, e non sai come
queste due frasi si possano unire. Ma sembra
davvero felice, e sembra davvero distante.
E’ qui, dove sei seduto tu, ma allo stesso
tempo non è qui.
Il suo secondo film, “Musikanten”,
sugli ultimi anni di Beethoven, presentato
alla Mostra del cinema di Venezia, è stato
accolto da una ostilità e da un silenzio
assordanti. Come se non gli avessero
perdonato il successo nella musica leggera.
Ma a lui importa poco. Mentre beve assorto
una tazza di tè, annuncia il nuovo film. Il
terzo. Su un argomento ancora più esclusivo,
rischioso. E parlando della sua felicità, e
del pensiero costante della morte, dice:
“Vede: come dice un mistico, ‘non siamo mai
nati, non siamo mai morti’. E’ questa la
chiave della serenità”.

Battiato, cominciamo da “Musikanten”.
In pratica non è mai uscito nelle sale. Che
cosa è accaduto?
“E’ accaduto che c’è
stata molta prevenzione, e molta
incomprensione. Ci sono critici che hanno
attaccato frasi che nel film non venivano
neanche pronunciate. Fa male vedere due anni
di lavoro bruciati da chi vede il film una
volta, e non lo vede neanche bene. Ma non
importa. Ricordo esempi molto più importanti
di me: Fellini, quando fece ‘Casanova’,
ricevette stroncature feroci. Anni dopo, si
accorsero che aveva fatto un film
straordinario. Io sono un principiante: non
speravo di ricevere un trattamento simile a
Fellini”.
Le è passata la voglia di
fare il cinema, o al contrario…?
“Al contrario: farò il
terzo film, che chiarisce il discorso
iniziato con i primi due. Ho iniziato a
scriverlo da due mesi”.
Di che cosa parlerà?
“Di mistici. L’unico
argomento che mi interessa. Ho già in mente
un titolo: ‘Niente è come sembra’…”.
La musica sarà sempre legata
alla vicenda del film?
“Sì: e in questo caso,
penso di comporre anche la colonna sonora
del film. E quindi sarà insieme il mio
prossimo lavoro cinematografico e il mio
prossimo lavoro musicale”.
Ha già in mente un
protagonista?
“Sì: è Giulio Ambrosi, un
attore di teatro che aveva già doppiato
Beethoven in ‘Musikanten’.”.
Quali sono i mistici che la
appassionano?
“Mistici buddisti come
Norbu Rinpoche, cinesi come Xu-Yun, molti
mistici sufi”.
Ma lei sarebbe capace di
vivere in India, o di vivere di ascesi
totale, come certi mistici?
“No. Io resto
occidentale, non ho la forza né il coraggio
di abbandonare tutto. Vorrei”.
Lo scorso settembre, disse
che in Italia vedeva “ombre cupe” nel
panorama politico. La pensa ancora così?
“Certo. L’Italia ha
radici storiche molto brutte. La gente
sensata, tra gli uomini politici, è sempre
votata a farsi mettere in secondo piano da
chi alza la voce. E soprattutto, non mi
piace il materialismo ridicolo, egoista,
parossistico nel quale tutti ci troviamo a
vivere”.
Tornerebbe a fare un concerto
a Bagdad, come qualche anno fa?
“Certamente. Il contatto
con il pubblico fu meraviglioso. Adesso lo
farei ancora più volentieri, dopo che l’Iraq
è stato devastato dai più grandi terroristi
e bugiardi mondiali. Mi riferisco a Blair e
Bush”.
Una curiosità: ma lei, che musica
ascolta?
“Classica. Mi sveglio
alle sei di mattina, e accendo Radio tre. E
poi leggo”.
Che cosa legge?
“Leggere è un’attività
impegnativa, forte, quasi un lavoro. Leggo
anche dieci ore al giorno. Adesso, tra gli
altri, il ‘Libro tibetano del vivere e del
morire’ di Sogyal Rinpoche e ‘Suprema
sorgente’ di Norbu Rinpoche”.
Ma lei perché fa cinema?
“Può sembrare presuntuoso, ma io non faccio
cinema per intrattenere. Faccio cinema per
cambiare la gente. Di poco, magari. Ma per
fare capire che non sono i beni materiali al
primo posto”.