BERLINO – Arriva Roberto Benigni a Berlino,
arriva, arriva, è già arrivato, ma dov’è, dove
si è nascosto, e che cosa fa, che cosa dirà,
parlerà di Berlusconi, parlerà dell’aviaria,
parlerà... di che cosa parlerà? Arriva, per
presentare “La tigre e la neve” che chiude il
festival domenica, e che è pronto a invadere il
mercato tedesco, oltre che quello americano.
Il film appare nella sezione
“Berlinale Special”: sono i film selezionati
personalmente dal direttore. L’altra sera, alla
proiezione anticipata per la stampa, la sala era
completamente gremita. Risate e mormorii di
approvazione, fin dall’inizio. La popolarità di
Benigni in Germania è ancora molto, molto alta.
Il film scorre: la lezione sulla poesia del
professor Benigni, nel film, è accolta da un
calore che percepisci; ci sono risate fragorose
per l’incontro a cena tra Attilio e Vittoria.
Silenzio per l’arrivo di Benigni a Badgad;
applausi per la scena della perquisizione di
Benigni al check in americano, e per le sue
battute sullo scacciamosche come arma di
distruzione di massa. Insomma, è andata. E’
andata bene.
Poi arriva. Ma quando arriva, ma
è già arrivato, è all’aeroporto… le voci si
rincorrono, e alla fine eccolo. Accompagnato dal
direttore del festival Dieter Kosslick. Benigni:
con il solito maglioncino bordeaux, la
giacchetta scura, i pantaloni scuri, la sciarpa
rossa; e per i fotografi ammassati che urlano e
sgomitano per una foto si lascia riprendere
abbracciato a Nicoletta Braschi vestita di
chiaro, e poi esplode in un salto. Non proprio
da pallavolista, ma da Benigni sì. E Berlusconi?
Benigni, da lei siamo abituati
a sentire dire “qualcosa di sinistra”. Ma le
dice ancora? Da che parte sta, chi voterà alle
prossime elezioni?
“Ma io
guardi, ma lo sanno tutti da che parte sto… Io
sono antiberlusconiano più ancora che
nell’anima, nel corpo! Perché è il mio corpo che
si muove in modo antiberlusconiano, la mia voce
è l’esatto contrario di quella di Berlusconi…”.
I giornalisti tedeschi
vogliono sapere della situazione italiana. Che
cosa può dire loro?
“Lo
vedo, non fanno che chiedermi di Berlusconi,
Berlusconi… O come l’hanno chiamato qui, il mio
film? ‘La tigre e Berlusconi’? Dunque… quello
che posso dire è che il Polo perderà. Anche se
fanno tanti sondaggi. Questi non sono i sondaggi
del Polo, quello è il Polo dei sondaggi!”.
Ma è sicuro che perderà?
“Sono
sicuro perché gli voglio bene, al Polo. Lo dico
per loro: gli farebbe bene perdere. E io voterò
contro di loro, ma per amore, perché gli voglio
bene”.
Sul prossimo film ha già delle
idee?
“No, non
ne ho idea, non so se sarà più comico o meno
comico. Quello che conta è metterci dentro una
storia, e i sentimenti”.
Lo farebbe un film con un
regista che non fosse lei stesso? Lavorerebbe
per un altro come ha fatto molti anni fa, con
Ferreri, Citti, Jarmusch?
“Perché
no! Il problema è che i comici sono roba strana
da maneggiare, vede, si rischia sempre di fare
un film sbagliato se non si trovano i toni
giusti… ci vorrebbe la persona giusta e la
storia giusta, e poi potrei anche farlo”.
Farà
campagna elettorale in qualche modo? La vedremo
in piazza, o in tv?
“No. I
comizi non sono il mio forte, il mio posto è sul
palcoscenico, ma per raccontare storie, per
divertire. La politica la lascio fare ad altri.
Poi, per forza, quando mi vedete in televisione,
il mio corpo, la maniera con la quale mi muovo è
antiberlusconiana. E’ quello il mio impegno
vero”. Anche se in realtà, sabato prossimo, 25
febbraio, al Palalottomatica di Roma, il
protagonista della convention ulivista dovrebbe
essere proprio lui, insieme agli amici e
compagni di film Vincenzo Cerami e Nicola
Piovani. Tutti sulle note della canzone di
Jovanotti, “Mi fido di te”.
Che dice del programma
dell’Unione?
“Me lo
aspettavo di 1200 pagine. So che poi hanno fatto
un sunto, e così me lo sono portato a Berlino
per leggerlo…”.