CANNES
– Lo yacht si chiama Miss Elaine,
batte bandiera francese e, come tutte le barche,
dondola. Rolla, beccheggia. Insomma, non e'
l'ideale per uno che ha gia' lo stomaco in
subbuglio. Ma sulla barca c'e' Mimmo Calopresti,
che ha appena annunciato che fara' un film con
Gerard Depardieu. E allora, ci mettiamo su un
divanetto rosso insieme a lui. Se lo stomaco ci
scappa via, lo riacciufferemo.
Mimmo Calopresti, cinquant'anni,
« ragazzo di Calabria » che e' riuscito a
entrare nel mondo del cinema dopo molti
tentativi grazie a Nanni Moretti, che ha
prodotto il suo film d'esordio, "La seconda
volta", poi narratore di sfumature e slittamenti
progressivi del sentimento attraverso il volto
di Valeria Bruni Tedeschi con "La parola amore
esiste" e "La felicita' non costa niente", e' a
Cannes con un documentario. Un film sulle
deportazioni, i campi di prigionia e di
sterminio raccontati da superstiti italiani. Si
chiama "Volevo solo vivere, ed e' stato
coprodotto dalla Shoah Foundation di Steven
Spielberg. Intanto, pero', sta per incontrare
Gerard Depardieu. Che ha accettato di comparire
nel suo prossimo film, "L'invito".
Di che cosa si tratta? E
soprattutto: lei fa film intimi, quasi
indipendenti. Depardieu e' una star
internazionale, immensa, non solo nel fisico…
"Ma questo sara' ugualmente un
film 'indipendente', leggero. Lo produrro' io
insieme all'Istituto Luce e a una coproduzione
francese. Raccontera' la storia di alcuni
ragazzi con il sogno del cinema, e che fanno di
tutto per incontrare Depardieu e averlo nel loro
film. E' la storia di tutti quelli che hanno un
sogno. Come ce lo avevo io. E per fortuna, a me
e' andata bene, e continuo a pensare che il
cinema sia una cosa bellissima".

Depardieu e' gia' d'accordo?
"In linea di massima si'. Lui
rappresenta il punto d'arrivo, di convergenza di
tutta la storia. Ma i protagonisti veri sono
questi ragazzi. Che assomigliano a quelli che
vengono a casa mia, chiedendomi un consiglio su
come riuscire a fare del cinema, con la
timidezza e l'orgoglio dei vent'anni".
Quando inizierete a girare?
"Quando tutto sara' pronto, ma
presto, magari tra un mese. Intanto qui a Cannes
sto facendo alcune riprese d'ambiente, per
cogliere l'atmosfera del festival, dove tutti
incontrano tutti".
Poi a novembre iniziera' una
nuova avventura. Dirigere la scuola del
documentario che nasce alla Citta' della Scienza
di Napoli. Secondo quali linee guida? Che cosa
insegnera' ai ragazzi?
"Che non c'e' un modo solo di
fare cinema, ma che ognuno deve trovare il suo.
Piu' che insegnare, voglio aiutare questi
ragazzi a scoprire che cosa hanno dentro, e a
guardarsi intorno per scoprire la realta' ".
Fara' fare loro un film unico, o
ognuno fara' il suo cortometraggio?
"Vorrei fare un progetto unico,
dove pero' ognuno sia autore della sua parte.
Una specie di mosaico di documenti, una specie
di 'Napoli mon amour', con tanti registi e tante
storie".
Intanto, oggi Calopresti ha ricevuto
una – gradita – sorpresa. Gli e' stato
consegnato da Laura Delli Colli un Nastro
d'argento, il premio dei giornalisti
cinematografici italiani, che aveva"dimenticato"
di ritirare nel 1999, per la storia de "La
parola amore esiste".
Perche' non l'aveva ritirato?
"A quell'epoca ero su un set,
credo, non ricordo. Pero' poi non sono mai
andato a riprendermelo, e non mi aspettavo
proprio che arrivasse lui da me… E' la prima
volta che un Nastro d'argento viene consegnato
fuori dall'Italia".
Fuori dall'Italia vorrebbe
lavorare?
"Sono un ragazzo di provincia,
io. Voglio lavorare in Italia e mi piacerebbe
vincere qui la mia battaglia. Non dico un
premio, ma la mia battaglia per fare cose che
abbiano senso, che siano utili, che raccontino
il presente con le immagini. Poi, certo, i premi
non mi fanno schifo…".