Inizia il festival con "Il Codice Da Vinci"

CANNES –  Come tutto quello che si attende, alla fine accade. Anche l'arrivo dei protagonisti del "Codice Da Vinci": Tom Hanks due volte premio Oscar, il regista Ron Howard, Audrey Tatou ancora in qualche modo nell'aura del magico mondo di Amelie, sir Ian McKellen, Jean Reno e tutti gli altri. Sono arrivati da Londra con un treno che ha attraversato la pelle dell'Europa, otto ore soltanto da Londra a Cannes senza nessuna fermata. E a bordo, pochi selezionati giornalisti. Il treno, per la cronaca, da ora in poi si chiamera' "Codice Da Vinci" per sempre. Fuori e' tutto nero, con immagini della Gioconda, dentro e' silenziosissimo, con i poggiatesta che portano la scritta "Da Vinci" e immagini di Leonardo nel salone ristorante.

           

            Arrivano, i protagonisti del film delle polemiche, attaccato dall'Opus Dei – nel film, gli appartenenti all'Opus Dei sono i "cattivi", c'e' poco da fare – e dalle chiese cattoliche di mezzo mondo, dall'Australia alla Corea, dalla chiesa cattolica dell'India a quella di Roma: il quotidiano L'Avvenire e' sceso in campo contro il film, e nel sito dell'Opus Dei si leggono attacchi al libro e al film. Una storia lunga tre anni. I tre anni del successo del libro, 50 milioni di copie vendute, tradotto in 44 lingue. E ora l'arrivo stile Tsunami del film. 125 milioni di dollari di costo, 20 dei quali andati solo a Tom Hanks, 900 copie soltanto in Italia. Un'uscita senza precedenti in tutto il mondo.

 

            Ma Tom Hanks e amici giocano in difesa. "E' una fiction", "e' finzione", "e' solo intrattenimento". Lo ripetono come un rosario, tutti. "Non e' un documentario, il film non dice che sia andata cosi' ", si affretta a dire Tom Hanks. "E' un'opera per divertire il pubblico e per fare pensare", dice Ron Howard. Insomma, per trovare qualcosa di divertente bisogna far fatica. Tom Hanks sembra un po' stordito dalle otto ore di treno. Camicia blu notte, giacca nera, capelli un po' piu' bianchi.

 

            Mr. Hanks, lei si e' affiliato alla chiesa cristiana ortodossa di Grecia, insieme a sua moglie Rita Wilson. E' una delle chiese piu' fortemente critiche verso il "Codice". Lei non ha mai ricevuto pressioni?

 

            "No. Mai. Questa religione dice che i nostri peccati verranno lavati, mica i nostri cervelli!".

 

            C'e' stata da subito molto interesse ma anche molta ostilita' verso il film… Che cosa si sente di dire ai critici?

 

            "Che non e' un documentario. E' una fiction, e' qualcosa fatta per intrattenere la gente. Non dice: le cose sono andate cosi'. Dice: potrebbero essere andate cosi'. La gente che pensa di avere il vero in tasca e' piu' pericolosa di quelli che considerano la possibilita' che forse siano andate in un modo, e forse no".

 

            Ma lei, personalmente, ci crede che Gesu' potrebbe essere sposato?

 

            "Non lo so, non ero da quelle parti all'epoca". E la gente ride.

 

            Ron Howard, il regista, sempre piu' calvo, barba rossiccia, camicia chiara, giacca beige, voce quieta. Per favore, non diciamo piu' che era Ricky Cunningham di "Happy Days". Dopo un Oscar e trent'anni di attivita' da regista, sarebbe ora di considerarlo adulto. E lui, saggiamente, insiste nel dire che "Il codice Da Vinci" ha un valore liberatorio per la mente. Insomma, rinfresca l'alito e fa respirare i pensieri.

 

            Mr. Howard, le polemiche hanno cercato in qualche modo di proteggere il pubblico…

 

            "Ma il pubblico e' piu' intelligente di quanto pensino quei signori che lo vogliono proteggere. Tutto cio' che stimola l'immaginazione e' costruttivo e fa bene alla mente".

 

            Ma la battuta migliore e' quella di Ian McKellen, Gandalf del "Signore degli anelli", qui esperto di Graal e grande macchinatore della storia.

 

            Sir McKellen, ma per lei e' strano pensare a Cristo sposato?

 

            "No, a me piace questa idea. E poi, dal momento che la Chiesa ha grandi problemi con i gay, sarebbe la prova assoluta che Cristo non era gay! Anche se a me sarebbe piaciuto immaginarlo gay…". Sir Ian McKellen, gay dichiarato e felice, da' alla conferenza stampa l'ultimo, e forse unico, guizzo di coraggio, e anche – per fortuna – di humour.

        

18 Maggio 2006

 

 

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