CANNES - Il giardino delle idee suicide.
Quella, per esempio, di raccontare una regina
francese ghigliottinata se sei una regista
americana. O meglio: l'idea di presentare questa
storia a un pubblico francese, che la sua storia
la conosce bene, e magari non gradisce che gli
venga servita da una straniera, con tinte
pastello e musiche pop.
E' quello che ha fatto, invece,
Sofia Coppola, la regista col volto bello da
attrice, un incrocio tra Monica Bellocci e Patti
Smith giovane. Tre anni fa, aveva raccontato gli
smarrimenti dell'anima di una ventenne in una
Tokyo gelida e colorata: e con "Lost in
Translation" aveva celebrato la grazia sexy di
Scarlett Johansson. Quattro anni prima, ha
disegnato la disperazione di cinque sorelle,
abbandonate alla deriva del vivere – e del
morire – nel "Giardino delle vergini suicide".
Con due film soltanto, la figlia di Francio Ford
Coppola si era costruita una reputazione
formidabile. Aveva saputo fare, al cinema, la
cosa piu' difficile. Raccontare l'indicibile.

Terzo film, terza eroina bionda,
smarrita. E' Kirsten Dunst, una delle vergini
suicide. Stavolta, intorno c'e' la Francia del
Settecento. Ma "Maria Antonietta", alla
proiezione stampa, viene fischiato. Quando
glielo dicono, in conferenza stampa, ci rimane
male. "E' una cosa che mi dispiace moltissimo".
Poi non si perde d'animo. Come la pattinatrice
sul ghiaccio che dopo la caduta si riprende,
torna a volteggiare, e indossa di nuovo il
sorriso.
Sofia, da quanto tempo pensava a
un film su Maria Antonietta? E perche'?
"Ci pensavo da molto tempo,
subito dopo le 'Vergini suicide'. 'Lost in
Translation' e' stato come una pausa da Maria
Antonietta. Volevo fare un ritratto intimo di
quel periodo, da un punto di vista femminile".
Ci sono delle somiglianze tra i
personaggi di Scarlett Johansson in "Lost in
Translation" e la sua Maria Antonietta, non
trova?
"Si', decisamente. Tutte e due
si trovano in un mondo estraneo, cercando di
navigare al suo interno, cercando di trovare se
stesse".
Come e' che ha scelto Kirsten
Dunst per Maria Antonietta?
"Avevo amato immensamente
lavorare con lei nelle 'Vergini suicide', e ho
pensato che aveva tantissime delle qualita' che
volevo in questo personaggio: piena di vita,
divertente, ragazzina. Ma anche con un lato piu'
profondo, piu' pesante. Certo, molti miei amici
pensavano che era un'idea strana: come puoi
pensare di scegliere Kirsten Dunst per fare
Maria Antonietta?".

Kirsten Dunst le siede accanto, con
un sorriso da bambola. Un po' inquietante, per
la verita'. Senta, ma quando avete girato
nella vera reggia di Versailles e' vero che ha
dormito nel letto della regina?
Ride: "no, non ho dormito nel
letto della regina…".
Trova qualche grado di
somiglianza con il suo personaggio?
"Da quando avevo undici anni, ho
cominciato a recitare, e sono stata circondata
di gente a cui dovevo piacere.Ho lasciato il mio
paese di nascita verso un luogo dove ero al
centro delle attese, dove mi si giudicava. E'
facile, in queste condizioni, sentirsi tristi e
soli".
Torniamo a Sofia Coppola. Perche'
anche per lei c'e' uno specchio pronto, in
questo film.
Anche leime' di famiglia "reale",
in quanto figlia di Francis Ford Coppola. Trova
qualche similitudine tra Maria Antonietta e se
stessa?
"
No. Cerco sempre di fare dei
film che siano personali, ma non mi vedo in
questo modo ».
Nel cast c'e' anche Asia Argento.
Come l'ha scelta?
"Volevo un alieno, venuto dal
nulla, alla corte di Versailles. L'ho scelta
perche' incarnasse l'opposto di Maria
Antonietta: sexy e forte, dominatrice".
La sfinge bionda, Kirsten Dunst, le
sta accanto, amorevole, quieta.
Ma lei che cosa sapeva di Maria
Antonietta, prima del film?
"Niente. Sapevo solo della sua
frase: 'I poveri non hanno il pane? Beh, gli si
diano delle brioches…' e che era stata
ghigliottinata".
Chi e' per lei, adesso?
"Una donna che e' come un
uccellino, che cerca di continuo di scappare
dalle gabbie che le costruiscono addosso". Pero',
poi, l'uccellino in gabbi sembra Sofia Coppola,
prigioniera di un film in costume che non e'
piaciuto molto. Lost in Adaptation.