Depardieu in corsa per la Palma d'Oro con

"Quand j'etais chanteur".

 

CANNES  - Scoppiettante, la conferenza stampa di « Quand j'etais chanteur », con Gerard Depardieu sempre più immenso, sempre più mattatore, sempre più pronto a fare esplodere il viso e il corpo in una risata, sempre più con l'aria di quello che puo' permettersi di fare quello che vuole. E con un'attrice, accanto a lui, che sembrava un usignolo accanto a un leone. Lei si chiama Cécile de France, è nata in Belgio ed è, di là dalle Alpi, una celebrità. Per dire, l'anno scorso era la madrina del festival. In Italia, la conosciamo per "L'appartamento spagnolo", e speriamo di rivedere presto la sua grazia briosa. Ha i capelli biondissimi, corti, a ciocche, raccolti da una fascia colorata. Una maglietta a righe, bianche e azzurre. Una collana colorata. Sembra la reclame della primavera.

 

            E' lei che sconvolge la vita di Alain, vecchio tombeur de femmes in disarmo. Lei che arriva come un ciclone in quel mondo che si emoziona per per le parole di "E penso a te" di Battisti o di "Comme un garçon" di Silvie Vartan.

 

            Cecile, che effetto fa lavorare con uno come Depardieu ?

 

            "Ah, no, il mio mestiere è di fare l'attrice al meglio, non di essere impressionata dalle persone con cui lavoro, dunque non mi ha fatto nessuna impressione… No, scherzo! Ero molto preoccupata di dover fare un film in cui avrei ballato e cantato, e per di più con Gerard Depardieu… Non ci siamo incontrati prima, il nostro primo incontro l'abbiamo fatto sul set.   La primissima scena che dovevamo girare era proprio la scena del nostro incontro. Cosi', la finzione e la realtà si sono mescolate".

 

            Interviene Depardieu: "Cecile è molto brava, è straordinaria. E poi, le attrici sono gli esseri più fragili, perché non durano molto; nessuno nel pubblico vuole vedere un'attrice, diciamo cosi', con il tempo addosso, mentre noi uomini siamo più fortunati…". Gli altri forse vorrebbero zittirlo. Ma è Depardieu e non si puo'. E poi, c'è aria di festa, c'è aria di premi intorno a questo film: e se fosse, per Depardieu sarebbe la seconda Palma d'oro, dopo quella vinta nel 1990 per "Cyrano de Bergerac".  

           

            Depardieu, ma lei canta?

 

            "Io cantavo quando ero più giovane. E meglio di tanti cantanti cani… Vuole i nomi? Glieli faccio subito…". Scherza, si sistema la giacca sulle spalle enormi: prosegue. "Questo film mostra i sentimenti, l'onestà della vita vera. E' raro trovare una storia cosi' delicata e al tempo stesso cosi' precisa nel raccontare i sentimenti. C'è qualcosa di vero nel personaggio che mi è stato dato da interpretare. In lui, e nelle persone che ballano con la sua musica".

 

            Una star in un piccolo mondo…

 

            "Si', uno che si dona agli altri. Che canta le canzoni popolari, che spesso sono autentiche poesie. Del resto, anche Bruce Springsteen ha cominciato nei piccoli club e si vede: i suoi concerti sono ancora pieni di energia e generosità, e durano ore e ore".

 

            Ma che cosa le dà, in termini di sentimento, il canto?

 

            "Un grande attore come Louis Jouvet diceva: la dizione trascina il sentimento. Io penso piuttosto che sia la canzone a trascinarlo".

 

            Il regista, Xavier Giannoli, una Palma d'oro l'ha già vinta. E' quella per i cortometraggi, vinta quattro anni fa. Spiega cosi'la sua scelta di fare un film musicale: "Il cinema e la canzone sono le due sole arti del Ventesimo secolo che il pubblico non ha mai abbandonato. La scultura, la pittura hanno conosciuto momenti difficili; la canzone e il cinema sono sempre rimasti nel cuore della gente".

        

27 Maggio 2006

 

 

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