Il trionfo del cinema diverso

BERLINO – Il cinema tutto è un immenso, sfaccettato racconto sull´amore. Non solo quello romantico: un uomo una donna, e sullo sfondo il divampare del tramonto. Sempre più il cinema tocca, esplora, ama l´amore diverso. A Hollywood stanno per fare cadere una pioggia di Oscar su “Brokeback Mountain”, il film di Ang Lee in cui ad amarsi sono due cowboy: meglio, due cowgay. Ma al festival di Berlino erano arrivati molto prima: era il 1993 quando premiavano con l´Orso d´oro il film gay “Il banchetto di nozze”: e il regista era lo stesso, Ang Lee. In Spagna, ha adesso un enorme successo “Reinas”, commedia dove, in omaggio a Zapatero, tre coppie lui/lui stanno per sposarsi. In Italia sta per uscire “Mater Natura”, che ha vinto a Venezia la Settimana della critica: protagonista, un “femminiello”, un trans, interpretato però da una donna, Maria Pia Calzone. Di tutto, per uscire dal solito trans trans.

 

            E´ un trionfo per il cinema diverso, che esplora il terzo e il quarto sesso. Non solo il tabù della omosessualità cade – ricordiamo che per trent´anni Rock Hudson dovette fingere di essere etero – ma ne cade un altro. I trans entrano a pieno titolo come protagonisti dei film. E non solo per riderci sopra, come nell´ultima battuta di “A qualcuno piace caldo”, quando Jack Lemmon grida togliendosi la parrucca: “Ma non capisci, sono un uomo!” e il miliardario risponde “beh, nessuno é perfetto!”. No. Si parla di uomini che si sentono donne, e amano come donne, con serietà. E il festival di Berlino ovviamente è all´avanguardia. La città che celebra i 20 anni del Teddy Award, l´Oscar del cinema gay, e che ha tra i suoi registi Rosa von Praunheim, tedesc one di un metro e ottanta in tacchi a spillo, presenta lo stesso giorno alla Berlinale due film a tematiche trans. Il primo, “Soap”, in concorso: Veronica è un transessuale che aspetta l´operazione per il cambio di sesso, e nel frattempo si innamora di una donna. Un uomo che si sente donna si innamora di una donna, ma da lesbica.

 

            In “Breakfast on Pluto” di Neil Jordan, uno che ha vinto il Leone d´oro a Venezia,  tocchiamo uno dei più bei film del festival. E´ la storia di un ragazzino lasciato in una culla davanti alla canonica di un paesino irlandese, e cresciuto come un cane senza padrone. Ma con una dolcezza addosso che lo rende capace di accettare, vincere, superare ogni emarginazione, ogni dannazione. Transessuale e cattolico, nell´Irlanda degli anni ´70, Patrick finisce cacciato dalla scuola, picchiato a sangue dalla polizia, senza casa nè lavoro, prostituta in un peep show. Eppure, in ogni istante reagisce con una dolcezza supefacente. Un film straordinario, emotivo ed emozionante. Grazie alla interpretazione di Cillian M urphy, 29 anni, cresciuto a Cork, Irlanda. E per niente trans né gay, anzi sposato con un figlio. “Ero io che volevo tantissimo questo ruolo”, dice. “Ho chiesto a Neil Jordan se voleva fare questo film, e ci ho messo due anni a convincerlo. Se è stato difficile interpretare un trans? Sono stato nei loro club, e ho visto che desiderano solo due cose semplicissime: essere amati, ed essere belli. Il resto, camminare sui tacchi a spillo, trovare la voce, è venuto dopo”. Ed è una voce di una malinconia e di una tenerezza immensa, sono sguardi di azzurro e oro. Di stupore, di desiderio. Un trans che si chiama desiderio?

        

12 febbraio 2006

 

 

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