ROMA
– Ha battuto il Grande Fratello. E
nessuno se lo aspettava. Fabrizio Del
Noce, direttore di Raiuno, aveva appena
detto: “mah, speriamo in un pareggio”.
Invece Don Matteo, lo sceneggiato con
gli occhi brillanti di Terence Hill nei
panni di un prete detective, umano e
arguto, ha raccolto più di sette milioni
di spettatori, battendo la madre di
tutti i reality show, il Grande fratello
condotto da Alessia Marcuzzi.
“Don Matteo” come, trentacinque anni fa,
padre Brown, il prete detective
interpretato da Renato Rascel, tratto
dai racconti di Chesterton, uno dei
grandi della letteratura britannica.
Padre Brown era un “cult” della tv in
bianco e nero. Ma adesso, don Matteo
riesce a diventare un “cult” della tv
affollata, nevrotica, infernale, piena
di colori e di spot, gonfiata con gli
estrogeni delle liti in diretta, dei
reality più irreali che si possano
inventare, con il mercato aperto giorno
e notte, 24 ore su 24, su tutto quello
che si può comprare. E prima di tutto,
il sesso. Chiediamo alla regista degli
episodi in onda adesso i perché di
questo straordinario successo di un
serial senza effetti speciali, né
sponsor, né nudità al sole. Lei si
chiama Elisabetta Marchetti, 38 anni,
cresciuta professionalmente in casa Lux
Vide, la factory di produzione di “Don
Matteo”.

Come
si spiega questo successo, Elisabetta?
“Io lo vedo la mattina dopo la messa in
onda. Dal giornalaio, dal salumiere,
sento la gente che ne parla. E capisco
che abbiamo colto nel segno”.
Quali
sono le qualità vincenti della serie?
“Essere immediato, semplice, lineare. E
non avere tette o sederi in primo piano.
E neanche in secondo. Poi, ovviamente,
la presenza di Terence Hill.
Carismatico. Adorabile. La sua dolcezza
infinita”.
La
fede è molto importante nella serie. Non
solo perché il protagonista è un
religioso.
“Credo che ci sia molta voglia di fede,
nella gente, oggi. Terence Hill è un
credente, e lo sono anche io. Credo che
quello della fede sia un messaggio
attualissimo. C’è tanta sete di
religione, di assoluto”.
La
Lux Vide, la casa di produzione, da anni
porta avanti un progetto di serie
televisive legate alla fede.
“Sì: tutto parte dalla fede, e
dall’energia, e dalla capacità di Ettore
Bernabei. Che anni fa era il presidente
della Rai ‘storica’, quella in bianco e
nero. E che adesso, a ottant’anni,
continua a essere infaticabile, il
motore di ogni produzione. Ha costruito
la Lux come una grande famiglia. Dove si
lavora continuamente alla creazione di
nuove serie, di nuovi progetti, con una
cura artigianale”. La serie attuale di
“Don Matteo” andrà in onda fino al 27
aprile. E già si parla, naturalmente, di
“Don Matteo” 6.