Corrado Guzzanti e i "Fascisti su marte"

ROMA – Con audace spirito innovativo e sublime sprezzo del pericolo, dopo essersi inoltrato fra le asperità di una navigazione solitaria nei territori del montaggio, vincendo la resistenza ottusa delle moviole, Corrado Guzzanti ha finalmente donato all'Italia il suo film, donando all'Italia tutta lustro e prestigio, e spingendola avanti nel raggiungimento di nuovi territori, promessi a un cinema impavido, virile, pugnace. Oggi, in una città di Roma consegnata ai bolscevichi, Guzzanti - armato solo del suo ingegno – affrontava il pubblico, e lo domava con la sua sola presenza...


Chissà, se Guzzanti dovesse parlare della presentazione di "Fascisti su Marte" nello stile di "Fascisti su Marte", che parole userebbe. Queste? E invece, il Guzzanti vero è inquieto e preoccupato per "Fascisti su Marte", presentato oggi alla Festa del cinema di Roma, e che uscirà il 27 in tutta Italia, in cinquanta copie. Ha paura che non ci vada a vederlo nessuno, questo suo film strano, metà oggetto misterioso, atteso per tre anni, metà sketch televisivo stirato a film. E certo, non c'è niente che assomigli a "Fascisti su Marte", tra i film in circolazione. Per chi non avesse visto gli sketch televisivi da cui è nato, riassumiamo: c'è un gruppo di fascisti – interpretati dallo stesso Guzzanti, da Lillo & Greg, da Andrea Purgatori – che si propone di conquistare Marte. Non trovano nient'altro che sabbia, sete, sassi. E si riempiono di saluti romani l'un l'altro, e di stentorei ordini inutili. Una voce fuori campo racconta tutto questo, come in un cinegiornale del Ventennio.


Si ride, ovviamente, perché Guzzanti è bravo, perché l'imitazione della retorica del fascismo, della sua aggettivazione roboante, e persino l'imitazione della grafica fascista, tutta scolpita e ortogonale, sono molto ben fatte. Però, alla lunga, non essendoci un motore narrativo, una vera storia, una identificazione con questo manipolo di sciagurati che credono di conquistare Marte, insomma alla lunga un po' ci si stanca. Ma non per la lunghezza del film in sé: il film non è lungo, cento minuti non sono molti. E' perché è come assistere a un'antologia di barzellette, una dopo l'altra: alla fine fanno male le mandibole, e subentra una strana sensazione di sazietà.

Intanto, però, adesso "Fascisti su Marte" c'è. L'avevamo visto, già praticamente pronto, alla Mostra di Venezia del 2003. Durava, allora, 43 minuti. Per gli altri 57 minuti ci sono voluti tre anni. No, ovviamente non è così semplice. "Fascisti su Marte" di oggi è molto più raffinato graficamente, con un sacco di effetti interessanti. E' che forse anche lo spirito di satira che lo anima, che colpisce la propaganda, e l'uso mistificante dell'informazione, non appare così chiaro, così evidente. Resta un film visionario, unico, uno Star Trek allegorico, ironico, più per palati raffinati che per il grande pubblico. Che comunque, ha già regalato il tutto esaurito ad alcune anteprime programmate nelle varie città d'Italia.

 

16 Ottobre 2006

 

 

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