ROMA
– “Quel naso triste come una salita? O
che vorrebbe dire? Che poi, anche il su’
naso, non è mica tanto perfetto…
Comunque, la canzone è bella. Ma la
canta meglio Jannacci”. Gino Bartali era
così. “Il su’ naso” era quello di Paolo
Conte, che aveva celebrato il ciclista
con il suo canto aspro. Bartali, di
quella canzone, non si compiaceva poi
troppo. Ma forse, sotto sotto, era
contento.
Forse a Bartali neanche il cinema
piaceva tanto, così come non gli piaceva
tutto quel chiasso attorno all’immagine,
all’apparire. Neanche quell’alone di
spettacolo attorno al Duce, quando
correva, gli piaceva. Andò così che una
vittoria la dedicò a santa Teresa di
Lisieux invece che al Duce: scandalo
sommo; fu perdonato solo perché era
Bartali. Ed è indicativo che l’avesse
dedicato a santa Teresa: una che, anche
in vita, aspirava ad essere invisibile.

Adesso, la vita di Gino Bartali diventa
un film: un film per la tv in due
puntate, diretto da Alberto Negrin, in
onda su Raiuno a marzo. E interpretato
da uno degli attori di maggior talento e
maggior grinta dell’ultima generazione:
Pierefrancesco Favino.
Bartali. Nato dove Firenze tocca il
Chianti, sedotto da quelle colline, dove
pedalare è già fatica, e ad ogni curva è
una favola nuova. Gino Bartali, campione
di quel ciclismo vissuto e sudato,
sofferto, digrignando i denti,
combattendo la solitudine e la fatica.
Bartali che non aveva lo stile di Coppi,
ma che più di lui aveva la forza che ti
spinge a non arrenderti mai, a trovare
nelle tasche gli ultimi spiccioli di
energia. Tre Giri d’Italia, due Tour de
France vinti, quattro Milano-Sanremo.
Mille altre corse. Fino a entrare nella
leggenda. Bartali che salvò l’Italia
dalla rivoluzione, dalla guerra civile,
quando vinse al Tour e curò le ferite di
milioni di italiani sgomenti,
inferociti, pronti a prendere le armi,
il giorno dopo l’attentato a Togliatti
del 1948.
La faccia di Bartali, gli autori l’hanno
trovata in Pierfrancesco Favino,
protagonista di “Romanzo criminale” di
Michele Placido al cinema, e tra poco
impegnato in un film americano con Robin
Williams e Ben Stiller. Per non dire del
segretissimo film di Giuseppe Tornatore,
“La sconosciuta”, in cui Favino recita
insieme a Claudia Gerini e Margherita
Buy.
Favino, come ha affrontato
l’interpretazione di Bartali? La
personalità di un uomo deciso, schietto,
a volte scorbutico. E che parla toscano
al cento per cento….
“Per
fortuna, la musicalità dei dialetti mi
ha sempre affascinato. Per me tentare di
parlare toscano è una sfida e un
piacere. E’ la lingua più bella, la più
viva, quella che quasi automaticamente
provoca la battuta di spirito, lo
scherzo, la verità delle cose. Tutte
qualità che Bartali aveva”.
La
storia di Gino Bartali si intreccia con
quella dell’Italia del fascismo, della
guerra, del dopoguerra.
“Direi che
il film è soprattutto quello. Un
ritratto dell’Italia, dell’Italia che ha
attraversato mille drammi sociali e
storici. Non tutti lo sanno, ma Gino
Bartali ha anche partecipato alla
Resistenza. Andava in giro nascondendo
documenti falsi per uomini, donne,
ebrei. E lo ha fatto per parecchio
tempo. E’ stato catturato, proprio in
uno dei giorni sul filo della
Liberazione. E’ stato portato nella
famigerata Villa Triste, dove
torturavano i prigionieri sospetti di
fiancheggiare la Resistenza. Per sua
fortuna, Firenze stava per essere
liberata, nel caos generale ha potuto
salvare la vita”.
Quali consigli le hanno dato
i colleghi?
“Sergio
Castellitto, che è mio grande amico e
che ha interpretato Fausto Coppi, mi ha
detto: ‘cerca di sapere tutto, di capire
tutto quello che puoi di Bartali. Poi,
quello che hai imparato, scordatelo. E
vai d’istinto. E’ quello che ho fatto”.
Ma insomma, che tipo era
Bartali?
“Un uomo
molto dolce, molto mite con le persone
che amava. Ma anche un che ‘non la
mandava a dire’, e che era capace di
mettere la sua pompa tra le ruote della
bici di un rivale per farlo cadere”.
Che
cosa c’è nel suo futuro?
“Tra pochi
giorni vado al festival di Berlino dove
presentiamo ‘Romanzo criminale’. Poi
finisco le riprese de ‘La sconosciuta’
di Tornatore, con un cast di grande
livello: da Claudia Gerini a Michele
Placido, da Margherita Buy ad Alessandro
Haber”.
E’
vero che potrebbe andare negli Stati
Uniti a lavorare?
“Incredibilmente sì. Ma è una piccola
cosa. Però è vero che mi hanno cercato
loro, gli americani. Per interpretare un
film con Robin Williams e Ben Stiller.
Ci vado, anche solo per vedere com’è
laggiù. Non mi faccio illusioni, non
voglio conquistare il mondo. Mi piace
l’idea di mettere il naso su un set
americano, di uno di quei film che
andiamo al cinema a vedere, sentendoci
tutti un po’ bambini”.
Magari, un giorno, vedremo Favino
arrampicarsi, non con una bicicletta sui
tornanti alpini, ma nelle classifiche
dei film americani. “Bartali, l’uomo di
ferro” intanto andrà in onda in due
tappe, questa primavera. Con
Pierfrancesco Favino, Nicole Grimaudo
che interpreta sua moglie, Edoardo
Gabriellini il fratello, Carlo Giuffrè
il cardinal Della Costa.