CATANIA - L’hanno
paragonata ad Anna Magnani. E certo, ha intensità di
sguardi, passione negli occhi. E una bellezza imperiosa,
quasi di un altro tempo. Donatella Finocchiaro, 34 anni,
catanese, bellezza corvina, non patinata, uno splendente
esordio con “Angela” di Roberta Torre, attrice per caso
– è laureata in giurisprudenza – sta per tornare davanti
ai nostri occhi. Uscirà il 21 aprile il nuovo film di
Marco Bellocchio, “Il regista di matrimoni”. Nel quale
lei è protagonista, insieme a Sergio Castellitto.
Poi, la vedremo
di nuovo in un altro film girato in Sicilia, “Viaggio
segreto” di Roberto Andò, dove il suo partner sarà il
bello de “La meglio gioventù”, Alessio Boni. Tanto
cinema. E una scelta coraggiosa: invece di vivere a
Roma, tra un salotto e un cocktail, una chiacchierata
con un regista e una mezza promessa, un provino e una
conferenza stampa, lei se ne sta in Sicilia. In un paese
sulle pendici dell’Etna, appollaiato sulla pietra
lavica, con un nome che è tutto un programma.
Trecastagni. Ed è in Sicilia che ha debuttato, pochi
giorni fa, con uno spettacolo coraggioso.
Recentemente, lei è
stata a teatro. Con uno spettacolo coraggioso, insolito.
Andato in scena a Catania, al teatro Stabile. Per poi
essere rappresentato a Siracusa, e nell’aula bunker di
Palermo, e andare in tournée nel resto d’Italia.
“L’istruttoria”, con la regia di Ninni Bruschetta, parla
dell’omicidio del giornalista Giuseppe Fava.
“Sì: Giuseppe Fava è stato
assassinato dalla mafia proprio davanti al teatro
Stabile di Catania. Ed è lì che è andato in scena lo
spettacolo, scritto da Claudio Fava, che è suo figlio”.
Che cosa, precisamente,
mettete in scena?
“Mettiamo in scena gli atti
dell’istruttoria. E raccontiamo chi era questo
giornalista che era anche artista, pittore, autore di
teatro. E che parlava della mfia nei suoi articoli. E’
uno spettacolo che mette insieme testimonianze
processuali e racconti di vita vissuta, in cui Claudio
Gioè interpreta Claudio Fava. A teatro, non mi era
ancora mai capitato il pubblico che ti abbraccia, alla
fine dello spettacolo. A Catania è accaduto”.

Al cinema, invece, ha
affrontato un vero mito: Marco Bellocchio, il regista
dei “Pugni in tasca”. Come ha affrontato questo impegno?
“Non ho dormito per una
settimana! C’è stata una preparazione molto lunga a
questo personaggio. Bellocchio è uno che va molto a
fondo, nello studiare i suoi personaggi, e nel lavorare
con noi attori”.
Che cosa accade nel
film?
“E’ la storia di un regista
in crisi, che perde tutti i suoi punti di riferimento,
nel lavoro e nella vita. Va in Sicilia come in una sorta
di fuga. E qui incontra me”.
Come si caratterizza la
donna che interpreta sullo schermo?
“E’ una donna
apparentemente mesta, rassegnata a sposare un uomo per
salvare le sorti della sua famiglia. Poi, ritroverà il
suo orgoglio di donna, la nobiltà d’animo e di lignaggio
che non ha mai perduto. E’ raro trovare personaggi così
belli: un personaggio vicino al sogno che ciascuno ha di
sé”.
Un personaggio che crede
ancora all’amore…
“Soprattutto questo. Crede
all’amore, e quando lo incontra, rifiorisce. Ritrova lo
sguardo, la grazia, la seduzione”.
Come si è trovata,
nell’alchimia sul set con Castellitto?
“Mi sono trovata da Dio.
Sergio vibra con gli occhi, con le mani, con la voce. E’
uno strumento musicale. In una scena, Sergio fa una
dichiarazione d’amore sconvolgente. Dovevo piangere,
emozionarmi: e non piangevo per finta”.
Dopo Bellocchio, un
altro set in Sicilia. Quello del film di Roberto Andò,
“Viaggio segreto”. Lì che cosa accade?
“Sono la donna incaricata
di vendere una casa nella quale Alessio Boni ha vissuto
da bambino. Entro in contatto con Emir Kusturica, che è
fidanzato con Valeria Solarino. E poi, nel film, è tutto
un andirivieni tra presente e passato, quel passato
negli anni ’70 in cui è accaduto qualcosa di forte, che
ovviamente non rivelo”.
All’inizio del suo
destino c’era una carriera da avvocato. E poi…? Che cosa
l’ha attratta di questo mestiere?
“Ho studiato legge senza
passione, ma gli studi li ho completati per senso del
dovere verso la famiglia e verso me stessa. Il cinema e
il teatro hanno riempito totalmente questa assenza di
passione, di desiderio. Che cosa mi piace? L’idea di
vivere cose che nella vita non vivo. Emozionarmi, vivere
passioni che sono impossibili nella quotidianità. A
volte, sul set piango davvero e non riesco a smettere. A
volte vibra una tale emozione dentro di te, che sei in
una specie di trance”.
Lei ha scelto di vivere
in un piccolo paese alle pendici dell’Etna. E’ una
scelta molto insolita, persino rischiosa, per chi vuole
fare il mestiere dell’attrice.
“Lo so: ma non amo la
città, a Roma o a Milano non ci potrei vivere. Sento il
bisogno del piccolo. Il caos, il traffico per me sono un
veleno. Ho bisogno di ritornare a casa, appena posso.
Non amo gli aerei, e anche il pensiero delle lunghe
tournée a teatro non mi sorride… Poi, per amore di
questo lavoro, si fa tutto. Ma amo tornare a casa”.