Per ricordare Giorgio Gaber

Uno spettacolo tutto su Gaber. Per Gaber. In ricordo, sì. Ma ricordare vuol dire anche guardare al futuro. Lo ha spiegato Mario Capanna: ex leader del Sessantotto, ex segretario di un partito piccolo, battagliero, irriducibilmente a sinistra negli anni ’80, e adesso autore di libri, quasi uomo di spettacolo. Timido, anche. Perché il palco di un teatro non è lo stesso di un’assemblea. Ma deciso: perché le cose da dire le ha chiare in testa, e perché non ha paura di dirle. Per lui, Giorgio Gaber – musicista, cantautore, esule per trent’anni dalla televisione, anticonformista sempre e comunque, non allineato né con la destra né con la sinistra – era un amico, un modello di libertà di pensiero, di coraggio. Il coraggio di pensare con la propria testa: sempre, anche quando fa male. Anche quando questa cosa la si paga. Gaber pagò con la lontananza dalla tv, e anche con la lontananza dal partito: la grande madre che accoglieva cantanti, attori, registi. Lui ostinatamente solo, in un dialogo fitto, continuo, solo con il pubblico.

            Ma ne ha avuti tanti, di amici. Di gente che ha condiviso il suo cammino di libertà, di ragione, di coraggio. La sua voglia di guardare le cose come stavano, e di raccontarle in musica. Sandro Luporini, prima di tutto. Viareggino scontroso, autore degli spettacoli insieme a Gaber. E tutto un pubblico che non è mai venuto meno. C’era tantissimo pubblico anche l’altra sera, al teatro Puccini di Firenze, in uno spettacolo che Mario Capanna ha messo su per ricordare Giorgio Gaber. E al quale hanno partecipato cantanti, amici, attori. Splendida Paola Turci, che con una chitarra e la sua voce straordinaria , grintosa, piena ha cantato “Anni affollati”. Bravo Giulio Casale, quasi un Gaber in seconda, che con i gesti e la voce del cantante triestino ha cantato “I padri miei”. E una conferma, per il pubblico fiorentino, la grazia di Chiara Riondino, che ha cantato “Quando sarò capace di amare”. Reperti quasi d’epoca, come un Ligabue che canta a Viareggio “Qualcuno era comunista”, e filmati dove lo vediamo, lui, Giorgio Gaber, con i suoi sorrisi, il suo nasone, i suoi capelli sempre lunghi, anche a sessant’anni, e l’energia straordinaria, anche quando la morte aveva scritto il suo appuntamento.

            Gaber era un generoso. Si spremeva l’anima, fino all’ultimo bis, e poi ricominciava con un altro bis ancora. Gli piaceva il pubblico, gli piaceva parlare, gli piaceva comunicare. Credeva nella ragione, e non distingueva tra cose “alte” e cose “basse”: il corpo e lo spirito vivevano insieme in lui, vivevano nelle sue canzoni, la libertà e l’amore, le malattie, gli ospedali, il denaro, le autostrade, gli ingorghi, il sesso, la solitudine, lo shampoo, tutto viveva insieme nelle sue canzoni, come in un quadro grande, dove c’erano gli uomini, tutti, e i loro vizi, i loro difetti, la loro grande, unica, insostituibile bellezza. Era un generoso, Gaber. E lo è anche Capanna, che non si è risparmiato nel raccontarlo, nel mettere in scena uno spettacolo che chiama a raccolta i suoi amici e il suo pubblico. Uno spettacolo che potrebbe essere ancora più grande, ancora più ricco di partecipazioni. Perché in molti devono qualcosa a Giorgio Gaber. E soprattutto, in molti Gaber è ancora dentro, vivo, come una voce che pone domande, che chiede di non accontentarsi mai. E non è un caso che lo spettacolo abbia debuttato al Puccini di Firenze. E’ lì che Gaber tenne il suo ultimo spettacolo. In gilet e cravatta, come sempre, per rispetto verso il pubblico. E con il corpo minato, dentro. Ma fece, come sempre, sette, nove, dieci bis. E finì in camicia, con la lingua penzoloni e l’anima fuori, regalata al pubblico.  

          

23 Marzo 2006

 

 

Alcuni link utili..

 

Internet Book Shop

Tra i migliori siti di libri on-line, ottimo motore di ricerca, servizio affidabile e alta disponibilità di materiali

Scuola di Cinema Immagina

A Firenze, la scuola di cinema diretta da Giuseppe Ferlito, con corsi di regia, sceneggiatura, recitazione, doppiaggio, montaggio e riprese

Siena Filmfestival

A Siena, il festival di cinema diretto da Carlo Verdone e organizzato da Giovanni Bogani