Morto Pietro Garinei. Ovvero il musical in Italia

"Morirei meno amaramente se potessi telefonare ogni tanto.."

 

ROMA - E’ morto Pietro Garinei. Che per molti, compreso chi scrive, era la metà di “Garinei e Giovannini”: una cosa quasi indissolubile. Garinei e Giovannini sono stati gli autori delle commedie musicali più famose di tutto il dopoguerra italiano, fino ad oggi. Giovannini se n’era andato prima, nel 1977. Garinei se n’è andato ieri notte, a 87 anni, all’ospedale Forlanini dove era ricoverato nel reparto di chirurgia toracica. Aveva avuto l’entusiasmo, e la forza, di lavorare fino all’ultimo, fino alla vigilia del ricovero. Lavorava alla commedia che andrà in scena l’anno prossimo, ispirata al film “Angeli con la pistola” di Frank Capra, e interpretata da Mariangela Melato.

             Lavorare, lavorare, sempre lavorare. Perché quel gioco serissimo, di inventare storie, di mettere a punto dialoghi, sketch, canzoni, era tutta la sua vita. Era nato nel 1919 a Trieste, presto era arrivato a Roma. I suoi avevano una farmacia: lui lavorava in farmacia, e quando usciva vedeva gli spettacoli di un teatro, lì di fronte. La tentazione era irresistibile. Poi, allo stadio Flaminio, tra un grido e l’altro per un gol della Roma, conosce Sandro Giovannini. Insieme hanno la passione per il teatro e quella per la Roma. Roma, in quegli anni, è ancora città sventrata, occupata dagli Americani, con gli sciuscià e il mercato nero. Loro, due giovanotti magri che senza un soldo, ma con molta fantasia in testa, cominciano a inventare canzoni, testi, sketch. Nasce la commedia musicale italiana.

             Saranno sessant’anni di titoli memorabili, al teatro Sistina di Roma. “Attanasio cavallo vanesio”, “Rinaldo in campo” con una interpretazione memorabile di Domenico Modugno, autore anche delle musiche; “Ciao Rudy” con Mastroianni. E il capolavoro, nel 1962, “Rugantino”. Con Nino Manfredi e Aldo Fabrizi, con Bice Valori e un’esordiente Lea Massari. Ce ne saranno altri, di capolavori, fino quasi a non poterli contare più: “Alleluia brava gente” e “Aggiungi un posto a tavola”, che dominano la scena dei primi anni ’70. O il recente “Vacanze romane”, con Massimo Ghini e Serena Autieri, che tiene banco in tutti i teatri d’Italia.

             Insomma, Pietro Garinei è stato il re del musical. Ha fatto lavorare tutti gli attori più importanti, e a tutti ha regalato un successo a teatro: Anna Magnani, Alberto Sordi, Wanda Osiris, Gino Bramieri, Renato Rascel. Ha inventato Delia Scala come soubrette leggera, moderna, non convenzionale. Ha regalato successi immensi a Dorelli, Fabrizi, Domenico Modugno, Enrico Montesano. E’ stato un sovrano rispettato, temuto anche. Ma severo soprattutto con se stesso: perfezionista, meticoloso, con modi di un’eleganza rara. Un signore d’altri tempi. Che aveva del suo lavoro un concetto tutto artigianale. C’è chi ricorda le partite a scopone nei sotterranei del teatro insieme ai tecnici, e le sue scorpacciate di cioccolata. In molti, a poche ore dalla notizia, lo ricordano.

             Jaja Fiastri, commediografa che ha lavorato con Garinei per trent’anni, facendo parte di quella che lui chiamava “la bottega”, e che comprendeva anche il musicista Armando Trovajoli: “E’ il più grande signore che abbia mai conosciuto. Onesto, perbene, di talento. In un mondo che privilegia l’apparenza all’essere, lui era l’eccezione. Giorni fa, mi ha detto – lui che era schivo e pudico quant’altri mai – ti mando un grandissimo bacio. E io quel bacio me lo tengo dentro per sempre”.

             Giulio Scarpati ha recitato nella versione recente di ‘Aggiungi un posto a tavola’: “Quello che mi colpiva era l’entusiasmo. Nonostante l’età, aveva l’entusiasmo di un ragazzino, non solo nel lavoro, ma nella passione con cui stava insieme agli altri. Era goloso di vita, di cioccolata, e di partite della Roma”.

             Walter Veltroni, sindaco di Roma e appassionato di cinema e di teatro, non fa mancare il suo pensiero: “E’ la perdita di un patrimonio immenso per tutti. Un pezzo della nostra storia, della nostra cultura, della nostra identità. Garinei ha raccontato i nostri vizi e le nostre virtù, i sentimenti, i desideri, con una scrittura sempre acuta, intessuta di un umorismo fine, intelligente: una cifra che è divenuta classica. Se guardi i titoli delle sue commedie, è un elenco sterminato e fantastico. Si prova emozione a ripercorrere il suo lavoro. Oggi tutta l’Italia sarà un po’ più triste. E Roma in particolare. Ma questa città continuerà a ricambiare l’amore che Garinei le ha sempre dimostrato”.

             Enzo Biagi, giornalista e scrittore, è stato da sempre un grande ammiratore di Garinei: “Aveva uno straordinario intuito del copione, era bravo senza orgoglio, devoto fino all’ossessione al suo mestiere. Una devozione che è stata, ed è, una maniera di vivere”. Per inciso, è la stessa devozione di Biagi…

             Pino Insegno è protagonista in questi giorni sul palcoscenico del Sistina. Sarà in scena fino al 14 maggio con “Un po’ prima della prima”. Ricorda: “Avevo iniziato proprio con lui, venticinque anni fa. Mi guardava con gli occhi preoccupati del papà, e con un misto di ansia e di entusiasmo. Quando mi ha fatto avere la sua approvazione, questa volta, mi sono sentito promosso”.

             Lui, Pietro Garinei, amava poco parlare, concedersi alle interviste, mettersi in mostra. Ma recentemente, aveva parlato di sé, del suo lavoro, e anche del tempo, e della morte. “Ogni foglietto di calendario che cade è l’avvicinarsi di un momento che non mi piace”, aveva detto, con semplicità impietosa, alla fine dell’intervista. E poi era riuscito a stemperare l’amarezza, proprio con la sua arma migliore, con il suo bene più prezioso, l’ironia: “Lo sopporterei di più, quel momento, se potessi comunicare telefonicamente dall’aldilà. E potessi essere informato su quello che di assurdo continua ad accadere quaggiù”. Ok, maestro, vorremmo tanto pensarci noi. E’ che purtroppo, e come sempre, non troviamo il numero.

10 Maggio 2006

 

 

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