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Il
cinema italiano al festival di Cannes 2006
CANNES –
Quest’anno l’Italia non puo’
piangere sul fatto di avere pochi film in
concorso. Il cinema italiano e’ stato preso in
considerazione, altro che. Due film italiani in
concorso, Il caimano e L’amico di
famiglia, e gia’ questo e’ un caso piu’
unico che raro. I film di Marco Bellocchio e di
Kim Rossi Stuart nelle due sezioni collaterali
piu’ importanti, Un certain regard e
La quinzaine des realisateurs. E nelle
retrospettive, Roma citta’ aperta di
Rossellini e La terra trema di Visconti.
Mentre nella sezione Cannes classics viene
presentato il documentario Marcello, una vita
dolce sulla straordinaria avventura di vita
e di cinema di Marcello Mastroianni. Con un moto
d’orgoglio, si potrebbe ricordare che dopotutto,
l’Italia e’ il secondo paese in assoluto per
numero di Palme d’oro vinte da quando esiste il
festival di Cannes: undici. Secondi soltanto
alle sedici Palme vinte dagli Stati Uniti.

In questi primi giorni, sono passati
il film di Kim Rossi Stuart, Anche libero va
bene, e di Marco Bellocchio, Il regista
di matrimoni. E si possono leggere le prime
reazioni della stampa. E’ positiva la reazione
di Le Monde al film di Bellocchio. La
recensione inizia parlando del regista – un
habitue’ di Cannes, dove e’ stato in concorso
con La balia e con L’ora di religione
– come dell’ “ultimo dei Mohicani” della
Nouvelle vague italiana. Che probabilmente e’ un
complimento, vista la considerazione con cui
vengono ancora tenuti i n Francia i protagonisti
della loro Nouvelle vague. Il giornalista
racconta il film, da’una bastonata all’attore
Sami Frey – “terribile!” - ma confessa di
essersi divertito, quando Bellocchio prende in
giro l’ossessione da premio dei registi di
cinema, mettendo in scena un personaggio che si
finge morto per ottenere finalmente il David di
Donatello. E parla della “sana collera” del
regista, e della “vitalita’ “ dei suoi
personaggi. Bellocchio, dice ancora l’articolo,
“si fa beffe delle vecchie istituzioni come
quella del matrimonio”. E sottintende:
Bellocchio, irriducibile rivoluzionario, non ha
tradito neppure stavolta. Parla, infine, della
“serenita’ rabbiosa” di Bellocchio. E aspetta di
poterla confrontare con l’angoscia di Moretti
nel Caimano, con un vago presentimento di
preferenza per il primo, per la forza superba
della gioia e della collera di Bellocchio.

E’ piaciuto meno, il film, a “Variety”.
Attraverso la recensione di Deborah Young, la
rivista americana trova il film poco chiaro:
“manca un’idea centrale a tenere insieme tutti
gli spunti, anche attraenti”, scrive la Young. E
il film “non riesce a comunicare la visione
chiara dei film precedenti”. La stessa Deborah
Young – da molti anni in Italia, ed espertissima
di cinema italiano – recensisce anche il film di
Kim Rossi Stuart, Anche libero va bene.
“Un film che puo’ piacere ai festival”, scrive
il critico. Ma, aggiunge, anche qui la storia e’
ellittica, e molte scene chiave per capire i
comportamenti dei personaggi mancano. Piace
molto, invece, Kim al critico di Le Monde.
“Il film di Rossi Stuart si distacca
nettamente dagli altri per la forza delle
emozioni che suscita”, scrive il critico
francese. “La storia, banale se si vuole perche’
le combinazioni di un rapporto padre/figlio sono
sempre quelle, diventa straordinaria perche’ Kim
Rossi Stuart la nutre di una forza che sfiora la
violenza, e di una sensibilita’ che fa emergere
l’individualita’ dei personaggi”. E anche la
mancanza di scene “esplicative” diventa per il
giornalista francese un pregio: “Rossi Stuart fa
economia sulle scene di spiegazione, perche’ le
spiegazioni le nasconde abilmente nei dialoghi”.
E conclude: “al cinema e’ facile far piangere,
questo non basterebbe a raccomandare il film. Ma
e’ piu’ difficile mostrare le radici della
sofferenza che si vede, mostrare il campo di
battaglia dove i peggiori disastri nascono dalle
migliori intenzioni”. Insomma, una promozione
con lode per Kim Rossi Stuart. E ora aspettiamo
Moretti.
21 Maggio 2006 |
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