BERLINO – Heath Ledger. Ovvero, l’arte di
diventare in pochissimi anni una star. Qualche
anno fa, quando interpretava “Monster’s Ball”,
ed era il ragazzo cupo, che finiva male, chi
l’avrebbe detto? E invece, adesso sta per
planare verso l’Oscar di “Brokeback Mountain”,
candidato come miglior protagonista, e al
festival di Berlino riceve gli applausi, i
flash, le richieste di autografi a pioggia dopo
la sua interpretazione di “Candy”, un film in
cui è un tossicomane che trascina nel delirio,
nel terreno franato di una vita che non sa a
cosa aggrapparsi, anche la sua ragazza. Non
basta: sta per uscire “Casanova”, dove il ruolo
di Casanova è stato affidato a lui; e non è
molto che lo abbiamo lasciato nell’ultima follia
di Terry Gilliam, “I fratelli Grimm”, dove ha
recitato insieme al suo quasi sosia Matt Damon.
Gli dicevano sempre che
assomigliava a lui, quando Heath non era famoso.
Adesso, hanno i loro nomi alla stessa altezza
nel cartellone. E a ventisei anni, accade a
Heath di essere uno degli attori più “hot” del
momento.
Che effetto fa tutto questo
successo? Come lo si gestisce?
“Ancora
forse non me ne rendo del tutto conto. Poi, per
cinque anni ho fatto pessimi film, ho avuto
piccoli ruoli, ho masticato amaro. Mi dicevano:
potrebbe diventare un buon attore… E io
aspettavo, aspettavo e i ruoli non arrivavano…
Poi, d’un tratto, è cambiato tutto”.
Che cosa spera veramente dalle
nomination all’Oscar?
“Sono
molto orgoglioso della nomination, non lo nego.
Ma se la vittoria non viene, non importa:
‘Brokeback Mountain’ è stato molto amato dal
pubblico in tutto il mondo. E personalmente,
quest’anno ho già avuto molta fortuna”.

Parliamo di “Candy”. Un film
molto duro, sulla dipendenza dalla droga. Come
si prepara il personaggio di un
tossicodipendente?
“Sono
stato in una specie di comunità di recupero
australiana, ho parlato con persone che si
facevano da vent’anni. Ho ascoltato le loro
storie. E credo di essere entrato, con la mente,
nel loro mondo. Però…”.
Però?
“Però
non è una storia di droga, questo film. O non
solo. E’ soprattutto una storia d’amore. Ed è la
storia della crisi di un amore”.
Come ha fatto a interpretare
la scena in cui guarda la sua ragazza
prostituirsi, aspetta in macchina e non può
opporsi, perché avete bisogno di soldi?
“Ho
pensato a quello che avrei provato in quel
momento. Poi, sono scene in cui non si riesce a
razionalizzare tanto: si ‘sente’ un dolore, non
si pensa neppure a ‘metterlo in scena’…”.
In “Brokeback” ha dovuto fare
delle scene d’amore con un uomo, qui con una
donna… Quali scene erano più difficili, come si
è preparato?
“Anche
alle scene d’amore non ci si prepara. E tutte e
due erano importanti, necessarie, e ognuna a suo
modo mi è sembrata bella… la differenza era
nella barba!”.
Che cosa è stato più
difficile, interpretando “Candy”?
“Dato
che giravamo in Australia, la cosa veramente
difficile per me è stato non aver voglia di fare
tutto quello che facevo da ragazzo, andare al
mare con i miei amici e fare surf. E’ stato un
ritorno bellissimo nel mio paese”. Già. Perché
Heath Ledger viene da Perth, Australia
occidentale. Neanche Sydney, o Melboune. Perth.
E da lì, in neanche troppi anni, è arrivato a
incidersi nella mente degli spettatori di tutto
il mondo. A proposito, la faccia si è incisa. Ma
il nome, come si pronuncia? “If”, ci spiega. E
il cognome? “Legg”. Più facile di quello che
credevamo. If-legg. Con la g dolce, come il
pensiero dell’Oscar.