Un film che racconta Mastroianni

ROMA – Sono già dieci anni. Sono già dieci anni che è morto Marcello Mastroianni. Sembra ieri. Sembra ieri che Mastroianni era il cinema italiano, il suo volto più nobile, più bello. Sembra ieri, anche la sua ultima stagione: quella in cui girava, quasi freneticamente, i set dei più grandi registi d’Europa. Girava con De Oliveira, con Angelopoulos, con Robert Altman. Con il suo amico di sempre, Ettore Scola. Girava, a Lisbona, “Sostiene Pereira”. E all’anteprima, presente anche Walter Veltroni, suo grande fan, si scioglieva in lacrime. E diceva, tra i singhiozzi: “che volete…. Sono vecchio, ho settant’anni”. Sentiva che non ce ne sarebbero stati ancora molti, di anni, e di film. Se ne sono andati nel giro di pochi anni, lui, Gassman, Sordi, e prima di lui Fellini. Il cinema italiano più grande nel mondo. Quello a cui tutti pensano: per tutti gli americani, la parola “latin lover” ha il volto di Marcello Mastroianni.

            Il festival di Cannes, che da sempre lo adora, dedica a Marcello Mastroianni un film. Un documentario che ha la voce narrante di Sergio Castellitto – anche lui amatissimo in Francia: che raccoglie interviste lungo l’arco di quarant’anni di carriera, fotografie, testimonianze inedite; prime tra tutte, quelle delle figlie Barbara e Chiara. Con le musiche di Armando Trovajoli. Lo hanno messo insieme, con pazienza e affetto, un documentarista attento come Mario Canale e Annarosa Morri. Si chiama “Marcello, una vita dolce”. Quella vita che lui dissipava con calma, con naturalezza, da un set all’altro, innamorato del cinema, con la pazienza del grande artigiano, senza mai un atto di divismo.

            “La vita di Marcello Mastroianni è anche la storia di un uomo che ha saputo, straordinariamente, convivere con il successo”, dice Mario Canale. “Viveva tutto con quella sua straordinaria pigrizia, che non gli ha impedito di interpretare più di 150 film. All’indomani di ‘Matrimonio all’italiana’, lo vediamo mentre dribbla tutti i cronisti e se la svigna, dicendo: ‘tanto Sofia se la cava benissimo da sola…”. Molte immagini provengono da un documentario realizzato da Antonello Branca nel 1964, quando Mastroianni era all’apice del suo successo. Quarant’anni, una bellezza perfetta, un pubblico internazionale in delirio per lui, denaro. Ma lui riusciva a vivere tutto con distacco: come per la paura che fosse tutto un sogno. Parlano di lui, nel film, Luchino Visconti, che lo diresse anche a teatro, giovanissimo – anche in un memorabile “Troilo e Cressida” al Maggio musicale fiorentino del 1949 – e Mario Monicelli, Ettore Scola e colleghi attori e registi. Vediamo Mastroianni sui set dei suoi film più recenti: “Verso sera” di Francesca Archibugi, “Miss Arizona”, interpretato insieme ad Hanna Schygulla, “Maccheroni” di Ettore Scola, in cui recitava insieme a Massimo Troisi. E formavano una delle coppie più umane, più divertenti, più belle da guardare dell’ultimo cinema italiano.

            “Ho fatto poco, ho soltanto prestato la voce al racconto”, dice Sergio Castellitto. “Era il minimo, per un attore straordinario, al quale tutti dobbiamo tanto. Io, poi, gli devo ancora di più: tre anni fa, a Fontana Liri, mi hanno dato un premio alla carriera. E questo premio era intitolato a Marcello Mastroianni. Ho dedicato a lui il film che ho fatto quell’anno, ‘Chi lo sa?’ di Jacques Rivette. Ma il mio debito, e quello di tutti noi attori, e quello di tutto il pubblico, verso questo attore, non lo colmeremo mai”. Dicono di lui, Castellitto, che sia l’erede del fascino del latin lover, di Marcello. In Italia come in Francia. “Ma che ne so? Si vede che c’è stata una caduta del gusto femminile: da Marcello ad arrivare a me, ce ne corre…”, scherza Castellitto. “Marcello, una vita dolce”, prodotto da Surf film, Orme, Achab e con una partecipazione de La7, verrà presentato in anteprima al festival di Cannes nella sezione Cannes Classics. Andrà ad arricchire una pattuglia italiana di film che già comprende i lavori di Moretti, Kim Rossi Stuart, Bellocchio, Sorrentino.

7 Maggio 2006

 

 

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