ROMA – Un metro e novanta di energia, gli occhi
azzurro cielo, i jeans enormi, la voglia di muoversi,
sempre. Ti sembra di averlo già visto, a New York a
Washington Square, magari a fare rap un pomeriggio, con
quattro ragazzi di colore intorno, a scattare in acrobazie
di breakdance. Ti sembra di averlo visto suonare il jambé
dietro il Beaubourg a Parigi. Insomma, ha l’aria da
cittadino del mondo, ha l’aria di uno che si ferma in una
piazza e comincia a fare musica. E che, soprattutto, ci
prende gusto.
Ci prendeva gusto, Pau dei Negrita, anche sul
palco del Primo Maggio. A Roma, piazza San Giovanni. Di
fronte a un milione di ragazzi. E altri ce n’erano davanti
alla televisione. Cantava con Roy Paci e con gli Aretuska,
rappava e faceva movimento, e aveva l’aria di divertirsi un
sacco. Perché lo sa, che essere sul palco è una fortuna, una
fortuna immensa. “Abbiamo una fortuna immensa: mettiamo in
bella copia quello che tutti sentono e che non riescono a
dire, perché magari fanno il gommista invece che fare il
cantante. Ma sentono le stesse cose che sento io”.

E questa consapevolezza, di sentire le stesse
cose che sentono tutti, di vivere le stesse sensazioni che
vivono tutti, lo ha portato lontano. Lui, Paolo Bruni detto
Pau: voce, e immagine, e simbolo dei Negrita. Lui, nato ad
Arezzo, e ancora capace di vivere qui, nel mezzo del
Casentino, tra Arezzo e Bibbiena, senza minimamente pensare
di vivere a Milano, dove ci sono le case discografiche, o a
Roma, dove si incontrano quelli che contano. O magari,
ancora più lontano. No, i viaggi i Negrita li fanno. Anche
lontano. Come l’ultimo, in Sudamerica, che ha portato le
atmosfere di “Rotolando verso Sud”. I viaggi li fanno. Ma
poi, amano anche tornare.
Cominciamo
proprio dall’ultimo viaggio. Brasile, Argentina,
Uruguay, Cile… Che cosa ha significato per voi?
“Un’occasione pazzesca. Ci hanno invitato per una serie di
concerti negli istituti italiani di cultura. Ne abbiamo
approfittato per conoscere un mondo. Abbiamo portato le
nostre chitarre, e i computer portatili. Ci siamo messi a
suonare dappertutto! E a volte, mentre improvvisavamo nelle
strade e nelle piazze, abbiamo anche registrato con i nostri
computer… Un bel mix, no? Tecnologia e strada”.
Avete anche
fatto le riprese che vediamo nel video di “Rotolando verso
Sud”?
“Abbiamo chiesto a un regista di videoclip di venire con
noi. Non c’era una sceneggiatura, una storia costruita
prima: lui era con noi, viveva con noi, filmava le cose che
vedevamo noi. Per questo, il videoclip ha un sapore diverso.
E credo che si veda”.
Avrete fatto
ore e ore di riprese. Dove finiranno?
“Pensiamo di fare uscire un doppio dvd, con la videocronaca
del nostro viaggio. Così potremo condividere le emozioni che
abbiamo vissuto, perché davvero erano pazzesco”.
Il tour
estivo dove vi porterà?
“Ci porterà in giro per tutto luglio e agosto, soprattutto
nelle feste di piazza. Il 29 giugno saremo a Sesto
fiorentino. Il primo luglio saremo a Napoli, all’arenile di
Bagnoli. In tutto, saranno venti, trenta date. In ottobre e
novembre torneremo in Sudamerica, per registrare e per fare
dei concerti. Perché il palco noi non lo possiamo lasciare.
Il live mi carica, mi dà la forza, mi tiene attaccato alla
terra”.
Come mai hai
scelto di rimanere in Toscana, di vivere in provincia,
lontano da dove si muovono le cose, a livello musicale?
“Siamo nati ad Arezzo, e facciamo fatica a sconnetterci. E
poi, abbiamo le nostre fantastiche donne!”.
Tu sei un
caso raro: da quanti anni stai con la stessa donna?
“Ventuno. Ci siamo anche sposati, nel frattempo. Ci ha
sposati il sindaco rock Enzo Brogi, con la fascia tricolore
e la maglietta dei Negrita! Ero emozionato come un bambino,
quel giorno…”.
Ventun anni
con la stessa donna. Non sono cose da rockstar…
“Ma sono cose da uomini, ed è quello che conta di più”.
Con chi ti
piacerebbe collaborare, con chi suoneresti insieme?
“C’è un cantante che ha parlato bene di noi, più e più
volte: è Ben Harper. Non sarebbe male, cantare insieme a
lui, no?”.
E mentre lo dice ride, e mentre ride è vita
quella che gli scorre negli occhi. Insieme a Ben Harper o da
soli, rotolando verso Sud oppure in Casentino, la vita è
sempre una cosa da prendere, da saltarle addosso, da
ballarci insieme. E’ questo, quello che sembra dire, Pau, al
di là delle parole.