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"Racconterò l'eroismo degli uomini impegnati nei
salvataggi, non i complotti ne le ragioni dei
terroristi".
CANNES –
Un film sull’Undici settembre.
Sul giorno che ha cambiato la storia del mondo.
Hollywood non ne aveva fatti, per cinque anni.
Era una ferita troppo grande, uno strazio ancora
troppo forte per raccontarlo con un film. Un
evento insieme fin troppo visibile, con
quelle immagini degli aerei che infilano le
Torri gemelle come panetti di burro, e insieme
troppo misterioso. Perche’ la storia vera
dei mandanti, delle relazioni segrete tra
terrorismo e politica, non le sapremo forse mai.
Ma adesso, il regista piu’ coraggioso, piu’
controverso del mondo racconta l’Undici
settembre. Oliver Stone, sessant’anni, una
laurea a Yale, tre Oscar vinti, due medaglie al
valore conquistate in Vietnam, e poi una vita da
regista tutta in trincea, a raccontare la
guerra, il rock, la politica, a lavare i panni
sporchi della storia americana – da “JFK” a “Nixon”,
da “Platoon” ai “Doors”, da “Natural Born
Killers” a “Ogni maledetta domenica” – ha girato
“World Trade Center”. Ne vedremo stasera
un’anticipazione di 20 minuti, in una unica
proiezione senza repliche ne’ conferenze stampa,
al festival di Cannes. Poi il film uscira’ negli
Stati Uniti, il 9 agosto, e in settembre in
Europa.

Sara’ un film di altissimo profilo.
Grande budget, grandi attori. Nicolas
Cage sara’ il protagonista, con lui
Michael Pena, che era il ferramenta
messicano in “Crash”. Maggie Gyllenhal e Maria
Bello saranno le protagoniste femminili. La
storia e’ quella – vera – di due poliziotti in
servizio alla stazione degli autobus di Port
Authority, a New York, che vanno dentro le Torri
gemelle ad aiutare le vittime dell’attentato,
finiscono intrappolati dal crollo, tra le
macerie. E saranno gli ultimi a essere salvati,
grazie alla tenacia, alla cocciutaggine dei
soccorritori. E’ la storia vera dell’allora
sergente John McLoughlin e del poliziotto
William Jimeno. I quali hanno partecipato alla
sceneggiatura e anche alle riprese. Sembra di
vederli, dire “e’ andata cosi’…”, oppure “no,
cosi’ non va”. Il World Trade Center e’ stato
tutto ricostruito a Marina Del Rey, in
California, da Jan Roelfs, lo scenografo dei
film di Peter Greenaway, che aveva gia’ lavorato
con Stone in “Alexander”; altre parti del film
sono state girate nella vera stazione di Port
Authority, sulla 42esima a New York.

Quattro i mesi di riprese, un’enormita’, dal 19
ottobre 2005 al 10 febbraio 2006. E di sicuro
Oliver Stone, che se non si lancia in imprese
titaniche non e’ contento, deve ancora finire il
montaggio, che sara’ complesso e intricato come
quello dei suoi film piu’ belli e visivamente
coraggiosi, da “JFK” a “Natural Born Killers”.
Ma dal punto di vista narrativo, Stone promette
semplicita’. E soprattutto, giura che non si
parlera’ di complotti, di relazioni sospette tra
bin Laden e Bush. “Il film non e’ sui terroristi
ne’ sulle ragioni dei terroristi”, dichiara. “E’
la storia di due persone intrappolate nelle
Torri gemelle, e delle loro famiglie fuori. E’
un film per onorare questi uomini e le loro
famiglie”. Stone, che ha ricostruito l’attentato
a Kennedy secondo le mille ipotesi possibili,
smontando e rimontando la dinamica dello sparo,
avra’ fatto un film lineare, dove contano solo i
fatti, e le loro conseguenze, e non i perche’?
Lo sapremo questa sera, forse.
Intanto, da ieri e’ su internet il trailer del
film. Vediamo Nicolas Cage in divisa da
poliziotto, con i baffi, smagrito. Vediamo la
skyline di New York ancora con le Due torri, la
metropolitana con le fiancate color acciaio. E
l’ombra dell’aereo sui palazzi, la prima torre
che fuma, l’Apocalisse che segue. Le migliaia di
fogli che volano, polvere degli uffici, e Cage e
Pena che s’infilano nel disastro. Il fuoco, poi
il crollo. Il buio, volti seppelliti da mattoni
e detriti. Fine del trailer. Un panorama di
Manhattan con la sua punta in fiamme, li’ dove
oggi c’e’ Ground Zero.
Non
e’ la prima volta che Cannes mostra un assaggio
di film, invece del film vero e proprio. Nel
2002 mostro’ venti minuti di Gangs of New York”
di Scorsese, e nel 2001 ventisei minuti del
“Signore degli Anelli”. La produzione spese 2
milioni di dollari per trasformare un castello
fuori Cannes nella replica del paesaggio del
Signore degli Anelli, con mille comparse tra
hobbit, orchi e cavalieri. Fu la svolta,
l’inizio della leggenda, dell’enorme eco
mondiale del film. Anche se il film, ancora, non
c’era. Potrebbe essere cosi’ anche questa sera.
Lo spera, almeno, il direttore del festival
Thierry Fremaux.
21 Maggio 2006 |
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