A te che sei nascosto dentro i libri.
Ti leggo
avida e appassionata, frenetica e ingorda,
emozionata e palpitante.
La prima volta.
Ti rileggo
lenta e sognante, silenziosa e assorta, attenta
e paziente.
Assaporando i gusti diversi delle tue parole sul
palato del mio cuore.
Ogni volta che voglio.
Ti sfoglio ancora
distrattamente per scoprirti nuovo
ansiosamente per ritrovare una nota perduta
profeticamente come l’I-Ching
silenziosamente per carpire il segreto del tuo
segreto.
Ti aspetto
da quella prima volta alla Edison
quando sono inciampata in un tuo libro.
Mani inquiete che toccano, frugano, scavano pile
infinite.
La speranza di un nuovo Natale col tuo nome.
Con la stessa voglia di meraviglia delle mattine
di primavera
sbirciando i primi boccioli delle mie piante.
Ti odio
perché scrivi facilmente quello che
semplicemente confondo vivendo.
Pensieri che non sono mai riuscita a infilare in
una penna
emozioni che non ho mai suonato sulla tastiera
del mio portatile.
Ti somiglio
nelle (rare) giornate preferite
che finiscono all’alba
su un’ultima pagina, letta o scritta o solo
sognata.
Ti possiedo.
Posso averti ogni volta che voglio.
E tu non puoi farci niente.
Solo lasciarti trovare.
E ancora. E ancora e ancora.
Non smettere mai.
Non smettere mai, se puoi, di scriverti.
Mi mancheresti. Fuori e dentro.
Mi mancheresti. Infinitamente.
Clarice