CANNES – Paolo Sorrentino ha la faccia
tranquilla, come se avesse ancora bisogno di un
caffe'. E invece non e' cosi', invece ha le idee
perfettamente chiare su quello che ha fatto. Sul
suo film, straordinario e sorprendente,
sgradevole e bello. Perche' la bellezza, come si
dice nel film, e' brutta. E' un film di
paradossi, "L'amico di famiglia", intriso di
particolari sgradevoli e di bellezza smagliante
di scorci, inquadrature, tagli di visione.
Secondo film italiano in concorso, insieme al
"Caimano" di Moretti, e' stato accolto dalla
stampa ieri con un applauso per niente speciale.
Ma il film speciale lo e'. Perche' ha il
coraggio di mostrare, grottescamente, l'Italia
di oggi, il suo male profondo, la sua laida,
immorale dimensione.
E' la storia di un uomo di mezz'eta',
brutto, sporco e triste. Non amato da nessuno. E
anche cattivo, perche' presta denaro a tutti, in
una cittadina di provincia dove tutti si
conoscono. Lo fa con un sorriso, con una stretta
di mano, con uno sguardo di benevolenza. Ma poi,
se i soldi non tornano indietro, e' pronto a far
male, per mano di due scagnozzi pizzaioli. Sa
umiliare, sa affondare le vite altrui. Sa anche
far uccidere. Non ha
illusioni, quest'uomo ossessivo, pignolo,
spilorcio, avido. O forse si', una, come tutti:
l'amore. Il tallone di Achille di un cattivo
perfetto.
A interpretare questo personaggio,un
incrocio tra il Gobbo di Notre Dame e il Joker
di Batman interpretato da Danny De Vito, c'e'
uno straordinario Giacomo Rizzo. Forbito
nell'eloquio, sporco in tutto il resto. Intorno
a lui, un paesaggio umano desolante: Fabrizio
Bentivoglio cowboy solitario nell'Agro Pontino,
braccio armato del boss usuraio: Laura Chiatti
sposa bella, fresca e innocente, ma neanche
tanto. Che per salvare la famiglia indebitata
per il matrimonio, e' disposta anche a qualcosa
di brutto. E un mondo lercio, malato, dove una
vecchia puo' fingere un tumore per avere un
prestito e giocare a Bingo. Dove l'usuraio, come
Toto' Riina, ha miliardi ma cattivo gusto, e ama
le bomboniere di porcellana da quattro soldi.
Dove tutto fa schifo, in mezzo a piazze
ordinate, dechirichiane. Sono quelle della
Sabaudia fatta costruire da Mussolini. Un sogno,
o un incubo, di ordine e disciplina. Ma dentro,
e' tutto esploso.
Sorrentino, il suo film e'
coraggioso, perche' invece del "bello", mette
bene in vista lo squallore. E' un caso raro.
"Io sono convinto che la
bellezza alberghi nello squallore. Ogni
personaggio ne ha in eccesso: Geremia,
l'usuraio, ma anche gli altri. Tutti sono
discutibili, nessuno e' integro, ognuno ha una
natura laida. Io penso che sia nella natura
umana. Abbiamo un aspetto rassicurante, ma
dentro si muovono delle cose pericolose, in
ognuno di noi".
Aveva in mente dei modelli
cinematografici?
"Beh, si'. Senza voler essere
presuntuoso, senza volermi paragonare, Federico
Fellini in 'Roma' e' riuscito a tracciare un
ritratto grottesco e tragico della gente. Lui ci
riusciva in ogni inquadratura. A me forse e'
stato necessario un film intero. Ma lui era un
genio, io sono solo uno che cerca di fare film".

Qual e', per lei, il centro vero
del suo film? Non e' l'usura. E' qualcosa di
diverso.
"E' vero, ha ragione. E' la
degenerazione dell'oggi. Cose considerate futili
un tempo, oggi sembrano necessarie: c'e' chi
chiede i soldi per una chirurgia plastica, o per
fare un grande ricevimento di nozze".
Ma come e' nata l'idea del film?
"Osservando dei vicini di casa.
Ci sono persone molto anziane che vivono ancora
in simbiosi con la propria madre, come il
protagonista che vive con la madre obesa e
costretta a letto. E quando il figlio ha una
donna, ci sono tutta una serie di rapporti
malati, alterati. A li', ho proseguito
immaginando che quest'uomo fosse usuraio, che
avesse rapporti distorti con le donne, gli
amici, il denaro".
Aveva pensato subito a Giacomo
Rizzo?
"Si': lui ha quel misto di
comico e di tragico nei tratti del viso che ho
pensato subito a lui. Laura Chiatti, invece,
l'ho scoperta in un provino. Fabrizio, era da
tanto che volevo fare un film con lui. Penso sia
uno dei piu' bravi attori italiani, per me e' un
mito".
Il suo personaggio di cowboy
nell'Agro Pontino e' davvero insolito…
"Mi piace
raccontare dei personaggi fuori contesto. E poi,
esistono davvero personaggi come il suo, magari
in Veneto o in Emilia, che hanno scambiato la
pianura padana per il Tennessee, o che sognano
il West solo per pensare a un altrove. Perche'
qui, non ne possono piu' di vivere qui".