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"Anche libero va bene", il
primo film da regista di Kim Rossi Stuart
CANNES – Kim il freddo, bello e impassibile,
si scalda un po’ quando parla del suo film.
“Anche libero va bene”, il suo primo film da
regista, approda a Cannes alla Quinzaine des
realisateurs. E lui, con la sua solita aria da
druido, da Panoramix giovane, con l’aria da
angelo quieto on un filo di barba, si
appassiona, spiega, racconta. “Il titolo… Nasce
dalla prima scena che ho scritto, quella che mi
e’ venuta di getto. Anche libero va bene mi
sembrava musicale, e poi vuol dire molte cose.
‘Libero’ nel senso della liberta’, ma anche del
ruolo nel calcio. Il libero e’ quello che sta
dietro a tutti, ti fanno stare li’ quando sei un
po’ meno bravo”. Gli facciamo notare che il
libero, nel calcio, non esiste piu’ da una
decina d’anni. Dal Milan degli anni ’90,
diciamo. “Ah si’?”, risponde, come se fosse
tornato ora da un viaggio interplanetario.
Meraviglioso, meravigliosamente remoto alle cose
terrene.

“Ho raccontato la storia di un
bambino perche’ anche io, come regista, mi sento
bambino. E poi perche’ anche io conosco i litigi
tra i genitori, la freddezza, la sofferenza che
prova un figlio”. Posa sul tavolo le mani da
pianista, le dita lunghe. “Io ci pensavo da
anni, a fare un film da regista. In tutti i set
nei quali ho lavorato, con Benigni, con
Gianni Amelio, con Placido, ho cercato di
imparare delle cose. Piu’ di tutti, mi ha
insegnato Gianni Amelio, con la sua
umanita’. Mi ha dato coraggio. Mi ha fatto
pensare che piu’ dello stile, piu’ di ogni altra
cosa conta il fatto di essere persone. Quando
poi ho fatto i provini con i bambini, sono
tornate in me mille sensazioni dimenticate. Con
questo film mi sono riappropriato della mia
infan zia”. Alla fine ha scelto Alessandro
Morace, undici anni, uno sguardo con un piccolo
dolore in mezzo agli occhi dolcissimi, una
piccola piega ai lati della bocca. A Barbora
Bobulova ha affidato il ruolo della madre: “Kim
e’ stato coraggioso, ha fatto vedere che le
famiglie non sono quelle della televisione,
degli spot, delle fiction. La mia madre turba
molto le spettatrici donne: pero’ accade anche
questo. Anzi, accade soprattutto quello che si
vede nel film”.

In Italia il film e’ gia’ uscito,
in Francia lo hanno comprato immediatamente,
e sara’ distribuito dal piu’ prestigioso dei
produttori e distributori, Marin Karmitz. Kim
Rossi Stuart sta per andare a New York, dove
sara’ ospite del festival “Open Roads” dedicato
al cinema italiano, dal 31 maggio all’8 giugno.
Si aprono le porte del cinema internazionale?
“Ma non lo so, e forse non lo voglio sapere. Per
me e’ un privilegio essere qua, e basta”.
Tornera’ a fare il regista, magari persino su
sceneggiature non sue? “Si, mi piacerebbe molto.
Non pretendo di fare solamente storie che ho
scritto io. Anche se un tema che vorrei
raccontare c’e’: e’ l’amicizia. Mi sembra
l’elemento fondante dell’esistenza, forse
persino piu’ dell’amore”. E ti guarda, con
l’onda lunga del suo sguardo. Ti racconta che
ascolta musica classica, che legge Dostoevskij e
filosofi del ‘700, che la televisione non la
guarda. E pensi: questa volta per davvero.
Questa volta ho incontrato un alieno.
20 Maggio 2006 |
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