Giuseppe Tornatore e la fotografia

 

CORTONATornatore, da quando ha la passione della fotografia? 

“Avevo dieci anni quando ho cominciato a usare la macchina fotografica. La portavo sempre con me. Per dieci anni è stato come un indumento: non uscivo di casa senza averla addosso. Qualcosa di simile alle scarpe. La portavo con me a scuola, in pizza, al cinema, al mare, in chiesa…”.  

Che cosa inseguiva? 

            “Tutto. Le facce della gente, i luoghi. L’anima delle cose. E in Siberia mi sono trovato con la stessa emozione di quando ero ragazzo, con la mia vecchia Rolleicord”.  

            Il ragazzo ha compiuto cinquant’anni da poche settimane. Nel frattempo, ha vinto un Oscar. Ha disegnato, con una cinepresa che era una carezza, le passeggiate di una Monica Bellucci sensuale e altera in “Malèna”, ha filmato le mani del pianista sull’oceano che scorrono su tasti bianchi e neri come su un quaderno di parole scritte direttamente da Dio. E molte altre cose. Ha messo un paio di occhiali da presbite a Mastroianni e lo ha portato in giro per l’Italia. Ha raccontato, meglio di tutti, che cosa significa un cinema, anche in un paesino dove Cristo non si è mai fermato, ma Kirk Douglas e Amedeo Nazzari sì. Perché un cinematografo è stato, per molti, la chiesa dove si impara il senso della vita, e il mistero divino della bellezza. E insomma, Giuseppe Tornatore era l’altro ieri a Cortona. Il paese di Jovanotti – e di Franco Migliacci – ospitava una mostra di fotografie che Tornatore ha scattato in Siberia, in un paesino dal nome  impronunciabile. Novij Urengoj, se volete saperlo.  

            Da lì, da quel paesino, viene quasi tutto il gas delle nostre cucine, dei nostri scaldabagni. Una molecola di quel gas ci mette sette giorni per arrivare al nostro fornello. E certo, a nessuno viene in mente di andare fino all’altro estremo di quel viaggio. Tornatore l’ha fatto. I segni del suo sguardo sono nelle foto di una mostra ospitata dal Tuscan Sun Festival, manifestazione di musica e arti visive tenutasi in questi giorni a Cortona. La mostra – ingresso gratuito – è allestita a Palazzo Casali, ed è aperta fino a domani, 23 agosto. Il festival si è invece concluso domenica con un concerto del maestro Antonio Pappano, che ha diretto l’orchestra da camera della Royal Opera House. C’era anche Tornatore, tra gli spettatori.  

            L’avevamo incontrato, Tornatore, la prima volta un giorno d’inverno di ventun anni fa, alla proiezione in una saletta del suo primo film. No, non “Nuovo cinema Paradiso”. “Il camorrista”. Era un ragazzo con i capelli lunghi, gli occhiali, un impermeabile da serial killer. Tutto in lui raccontava di un amore pazzesco per il cinema. Dopo una decina di incontri, con un Oscar di mezzo, è sempre lo stesso ragazzo quello con cui parliamo.  

            Tornatore, che cosa la affascinava in un paese della Siberia che vent’anni fa nemmeno esisteva?           

            “L’idea di toccare quel mistero, la Siberia, di entrarci in contatto. Di tornare il ragazzo che ero, di tornare a quella stagione della mia vita spesa ad andare in giro a rubare immagini con la mia macchina fotografica. Più che una fuga verso un mondo che non conoscevo, è stato tornare a un paese perduto. Novij Urengoj come Bagheria. Ma circondata dal grande Nulla della tundra”.  

             Lei è sempre attirato dal mistero. Anche in questo film, “La sconosciuta”, con il quale ritorna al cinema dopo sei anni da “Malèna”.  

            “Sì, il mistero è quello che avvolge la protagonista. Ma in qualche modo è anche quello che vorrei che avvolgesse lo spettatore fino al momento di entrare nel cinema”.            

            D’accordo. Ma qualche cosa vorremmo sapere… 

            “E’ da quasi vent’anni che questa storia mi passa di tanto in tanto per la mente. Uno di quei film ‘chiusi nel cassetto’, un soggetto a cui ogni tanto tornavo. E mentre non mi era possibile realizzare il film ‘L’assedio di Leningrado’, questo film è venuto fuori in maniera quasi naturale, semplice. Sarà un giallo, ma senza investigatore. Un film con una donna protagonista. Un film girato a Trieste, città di cui mi sono innamorato”.  

            Dove la donna va a lavorare…           

            “Sì: dopo molti anni passati nel meridione d’Italia, si fa assumere al nord. Portandosi dietro un mistero, in questa città che non è del tutto Italia, e non è del tutto ‘non-Italia’, con una luce straordinaria”.

             Una curiosità. E’ quasi leggendaria la storia dei suoi bigliettini. Lei, da ragazzo, si riempiva le tasche di appunti per scene di film, scritte su pezzetti di carta. Lo fa ancora? 

            “Sì, lo faccio ancora, di riempirmi le tasche di idee per film. Solo che poi vanno subito sul computer, disciplinati per idea, o per progetto. Ma ventiquattro ore su ventiquattro sono affamato di idee. Tutto quello che ti accade intorno può essere un segno opportuno, da cogliere”.
 

26 Agosto 2006

 

 

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