VENEZIA
- Ben Affleck e Adrien Brody: ecco i
protagonisti di "Hollywoodland", film
d'esordio di Allen Coulter. Esordio, ma
fino a un certo punto. Perché Coulter è
il regista di serie cult televisive come
"I Sopranos" e "Sex and the City". Per
esordire nel cinema, sceglie di
raccontare quanto la popolarità faccia
male.
Ben Affleck, 34 anni,
l'amico di Matt Damon – insieme hanno
fatto quasi la fame, insieme hanno
scritto il loro primo successo, "Good
Will Hunting" – interpreta George Reeves,
il Superman di una serie tv, morto in
circostanze misteriose: omicidio, o
forse suicidio. Come uomo, in ogni caso,
si sentiva fallito. E imprigionato in un
solo personaggio. Adrien Brody, 33 anni,
un Oscar per "Il pianista" di Polanski,
è il detective che indaga su questa
morte. Presentato in concorso a Venezia,
il film è stato molto ben accolto.
Affleck, che cosa è per lei la
celebrità?
"E' il fatto che la
gente spesso confonde la tua immagine
pubblica con quella privata. La gente
spesso non capisce che sotto il
personaggio ci sei tu. E invece, i film
sono come degli spot, nella telenovela
della vita degli attori".

E' una coincidenza che in
due giorni si siano visti, a Venezia,
due film su vittime dello sar system a
Hollywood? Un'attricetta che non trova
il successo in "Black Dahlia", e un
attore vittima del successo in "Hollywoodland"?
"Da una parte sì.
Dall'altra ci stiamo forse rendendo
conto che la gente, per essere famosa, è
disposta a ogni follia. E quindi hanno
senso film che riflettono su questo
atteggiamento. Viviamo in una società
dove le vite hanno valore solo se hanno
successo. Dove tutti vogliono essere
riconosciuti. Il mondo propone l'idea
che soltanto i famosi valgono qualcosa.
E questo provoca delle vere tragedie".
Adrien Brody è incaricato di
scoprire il vero, su una vita devastata
dal successo.
Brody, il suo detective
su che cosa indaga davvero?
"Sulla verità
dell'attore che sta dietro il
personaggio. Sul demone che lo
ossessionava, sulla sua voglia di
consegnare qualcosa di grande alla
storia, di lasciare una traccia del suo
passaggio. Il mio detective scava nelle
psicologie, più che nei fatti".
Nel cast anche Bob Hoskins,
vincitore di Palma d'oro a Cannes per
"Monna Lisa", che qui interpreta un
produttore cinematografico di quelli
davvero duri.
Hoskins, aveva in mente
qualche produttore della vecchia
guardia, quando ha creato il suo
personaggio?
"No, ma ho pensato
che uno che dà lavoro a migliaia di
persone debba essere per forza uno
forte, a volte spietato. Ma il mio
personaggio ama moltissimo la moglie, e
non la considera come negli stereotipi
del produttore/padrone di vite altrui.
Oggi il cinema è cambiato: a fare i
produttori ci sono costruttori di ponti
e commercianti, che col cinema non hanno
niente a che vedere".