Mozart in trincea.

Presentato "Il flauto magico" di Kenneth Branagh

 

VENEZIA - Mozart in trincea. Ce lo mette Kenneth Branagh, regista geniale e ambizioso, in vena di operazioni temerarie. Che non si dica che non ci ha provato. Lui, specialista in Shakespeare, si vede affidare il "Flauto magico" di Mozart da un produttore-filantropo, sir Peter Moores. L'idea è: fare un film dall'opera di Mozart. Portare la gente ad amare l'opera. E Branagh che fa? Prende l'opera, scritta nel 1791 in tedesco, la fa tradurre in inglese e la ambienta durante la Prima guerra mondiale.

 

            E' stato proiettato ieri, fuori concorso, "Il flauto magico" secondo Kenneth Branagh. Tamino non è più un principe, ma un soldato. Le avventure di Tamino e Pamina, di Papageno e della Regina della Notte finiscono tra bombe, fucilate e divise rosse e blu. Ma la guerra di Branagh, allo stesso tempo, è del tutto astratta: è un gioco visivo, un sogno colorato. Una specie di grande balletto. L'assalto alla baionetta dei soldati diventa una specie di danza, i prati tra le due trincee sono fioriti, le crocerossine che soccorrono Pamino si levano il velo e scoprono il decolleté, gli aerei in stile Barone rosso spuntano dalle nuvole bianche come se fossero disegnati nel cielo – e in effetti sono un effetto di animazione al computer. Tutto è finto, tutto è così colorato, tutto è fiabesco. A un certo punto, gli attori fluttuano nel cielo, come palloncini di elio sparati nel blu.

 

            Ci sarebbe da chiedersi se sia questa la maniera giusta per avvicinare lo spettatore al capolavoro di Mozart. E poi ti viene in mente che anche Mozart, nella sua musica, era un giocherellone, che amava sequenze di note semplici, da girotondo di bambini. E che forse quest'aria da favola – però, quanti miliardi trasudano le scenografie, le migliaia di comparse, questo immenso gioco di soldatini – si addice all'opera. Applausi alla proiezione stampa. E, ieri sera, una sorta di piccolo miracolo: il film è stato proiettato non al Palazzo del cinema, ma nel tempio della lirica veneziano, il teatro La Fenice. Portare un film in uno dei più importanti teatri d'opera del mondo: questa l'operazione voluta da Marco Muller, per celebrare la rinascita del teatro, costruito tra l'altro proprio nel 1791, lo stesso anno in cui Mozart scrisse "Il flauto magico".

 

            "Volevo fare riflettere sulla guerra", dice il regista Kenneth Branagh, capelli rossicci ormai abbondantemente compromessi col bianco, bocca a salvadenaio, simpatia British. "Per me l'opera di Mozart è un inno alla pace. Sono stato colpito dall'humour e dal dramma che convivono nell'opera. E quando ho cercato un corrispettivo, ho pensato subito a una delle tragedie più grandi dell'umanità, la guerra che ha cambiato la storia dell'Europa, e dei conflitti tra i popoli: la prima guerra mondiale. Ai milioni di vite distrutte. E ho deciso di ambientarla in quel periodo".

 

            L'altra grande sfida è stata togliere a Mozart le parole del libretto originale, e sostituirle con una traduzione in inglese. E' come cantare "Yesterday" in tedesco. "Volevamo che quanta più gente possibile si accostasse alla lirica", dicono insieme Branagh e sir Peter Moores. "E l'inglese è la lingua più parlata, grazie al cinema, agli aerei e a Internet". Niente da dire. "Poi la traduzione è stata fatta cercando di   rispettare la musicalità del testo originale, e credo che ci siamo riusciti". Le sfide tecniche più difficili? "In realtà abbiamo girato il film due volte: la prima quando abbiamo registrato tutta l'opera. Poi, cinque mesi dopo, quando abbiamo iniziato le riprese vere e proprie". I cantanti, dice, cantavano veramente anche sul set, seguendo il plybck che avevano registrato mesi prima. L'ultima sfida, portare un film alla Fenice, davanti a un pubblico diverso: fare entrare gli spettatori di cinema in un teatro d'opera, e fare conoscere agli habitués dell'opera quella strana cosa chiamata cinema.  

 

            La sorpresa più gradevole, i ventritré anni di Amy Carson, straordinaria Pamina: "L'Amleto di Branagh mi ha cambiato la vita", dice la cantante, "e interpretare Pamina è sempre stato il mio sogno. Adesso non mi sembra vero, ancora". Il cantante Joseph Kaiser, che interpreta Tamino, è entusiasta della trasposizione temporale dell'opera: "All'inizio, non si crede mai davvero che Tamino rischi la vita. Stavolta, con le immgini dell'orrore della guerra, la paura trova una giustificazione. Nel caos e nelle esplosioni si capisce meglio la paura di Tamino".

 

            "Il flauto magico" secondo Branagh diventa, così, una grande opera pop: con immagini pazzesche, come la grande bocca rossa di plastica dentro cui veleggia Papageno,e che simboleggia il suo desiderio. "Non credevo che ce l'avrei fatta", dice adesso Branagh. "Tre anni fa, io correvo per un prato francese insieme ai produttori, con una radiolina all'orecchio, per spiegare loro come avrei voluto girare la prima scena. Eravamo solo quattro pazzi che correvano su un prato, immaginando un film impossibile". E invece, quel film impossibile è diventato l'evento di questa giornata del festival.

 

8 Settembre 2006

 

 

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