Lucio dalla attore per caso

 

VENEZIA – Lucio Dalla sognava il cinema. Al punto che "Futura", una delle sue canzoni più belle, l'aveva immaginata come storia per un film. Incontriamo Lucio Dalla a Venezia, dove arriva in qualità di "attore per caso". Attore per caso per Mimmo Paladino, che ha scelto il cantante come protagonista del suo "Quijote", evento speciale oggi alla Mostra. Lucio Dalla è Sancho Panza, in un cast che mescola gente di cinema, di musica e di lettere: Alessandro Bergonzoni, Remo Girone, persino il poeta Edoardo Sanguineti. Una sorpresa, questo film, poetico e visionario, un po' sperimentale e un po' no. Ma la sorpresa più grande è scoprire quanto Lucio Dalla abbia sempre amato il cinema, al punto di desiderare dei film, di sognarli. Film che solo in un secondo momento sono diventate canzoni.

 

            Incontriamo Lucio Dalla sulla terrazza dell'hotel Excelsior. Occhiali scuri, ciuffi biondi fuori dal berrettino, zimarra lunga quasi fino ai piedi, a metà tra una rockstar e un personaggio di "Michele Strogoff". E' appena tornato da un concerto, sta per partire verso un altro.

 

            Dalla, che cosa la ha convinta a interpretare "Quijote"?

 

            "La mia amicizia con Mimmo Paladino, prima di tutto. E poi il progetto, che mi sembrava meraviglioso. E infine, il fatto che non mi cercava come 'attore', ma come presenza. Io non sono un professionista del cinema, e non lo sarò mai".

 

            Però con il cinema ha avuto un rapporto di frequentazione, nel tempo, anche abbastanza importante…

           

            "Ah, beh, quando ero ragazzo ho fatto un film con i fratelli Taviani, 'I sovversivi', e qualche altra cosa. Ma il mio rapporto con il cinema è soprattutto attraverso la musica: le colonne sonore per 'Borotalco', o per 'Il frullo del passero': qualche volta mi sono anche inorgoglito, mi hanno dato dei premi…". Sorride come un ragazzino. I premi di cui parla sono due David di Donatello e tre Nastri d'argento, non roba qualunque.

 

            Dunque il cinema la affascina?

 

            "Direi molto di più: è uno dei miei sogni. La sa una cosa? 'Futura', una delle mie canzoni, è nata come sceneggiatura cinematografica. Non sono abbastanza bravo a scrivere i film, così alla fine ne ho fatto una canzone. Ma era nata come film".

 

            Cioè?

 

            "Era la storia di un ragazzo occidentale e di una ragazza dell'Est che si incontravano, l'ultimo giorno dell'umanità. E che in mezzo alla guerra, allo sterminio, decidevano comunque di fare un figlio. Per continuare a sperare. Avevo immaginato il crescendo del loro fare l'amore, quello che poi nel film diventa una progressione fino al parossismo, e poi la quiete. Insomma, per me 'Futura' era un film. E anche 'Anna e Marco'…".

 

            Anna e Marco li ho sempre visti come una storia molto cinematografica.

 

 

            "Sì, ambientata in una periferia, con Anna timida, perbene e Marco finto 'duro', con quella discoteca squallida, e loro che ne fanno il centro del mondo. Avrei voluto davvero riuscire a farci un film".

 

            Quali sono i suoi miti, nel cinema? I registi a cui avrebbe detto di sì, sempre e comunque?

 

            "Ah, i miei miti sono tantissimi: Lynch, Tarantino, ma anche Crialese, o nel passato Visconti e Fellini… Io a casa ho un cinema, divoro film di tutti i tipi, sono uno spettatore famelico, e non specializzato. Nel senso che amo il cinema d'autore e quello pop".

 

            Dirige lei i suoi videoclip?

 

            "Sempre: 'Attenti al lupo' non era neanche male, direi".

           

            Arriviamo alla musica. Sta preparando un grande concerto a Bologna. Di che cosa si tratta?

 

            "Cofferati mi ha chiamato per mettere insieme un po' di amici e colleghi bolognesi: e il 7 ottobre faremo un grande concerto, con tutti i musicisti bolognesi che sarò riuscito a mettere insieme. Sembra incredibile, ma gran parte dei musicisti del rock sono nati o passati da Bologna o comunque dall'Emilia. Perché? Non lo so: ma dev'essere lo stesso motivo per cui a Bologna è nata la prima università, e per cui in Emilia sono nati tanti registi, o ha scelto di viverci Umberto Eco. Bologna è una città di comunicazione".

 

            Tra le mille cose che fa, ci sono dei grandi allestimenti teatrali. Il prossimo?

 

            "Un'Arlecchino' di Stravinskij. E poi i miei concerti, in giro per l'Italia. Mi piacerebbe anche scrivere il prossimo libro. Il primo, 'Bella Lavita', l'ho scritto perché mi sono trovato dieci giorni bloccato in un posto. Dovrei riuscire a trovare dieci giorni senza dover pensare a niente: ma sono una merce rara, per me. E in fondo, è quello che voglio: non fermarmi mai, sentirmi continuamente in movimento. Tutto deve scorrere, tutto si deve trasformare, tutto deve passare da uno stato all'altro. Questa è la mia vita. Questo è il senso del mio vivere: passare da uno stato d'animo all'altro, da un luogo all'altro, da una canzone all'altra, o anche da un mezzo espressivo all'altro". E il cinema non è che un frammento di questo caleidoscopio in continua trasformazione. Lucio Dalla.

 

     

9 Settembre 2006

 

 

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