Laura Morante, "un sogno realizzato lavorare con Resnais".

 

VENEZIA – Il talento le brilla sotto le ciglia, scrisse di lei un critico quando Laura Morante aveva vent'anni. E quel talento continua a brillare, imperterrito. Anche nel film di Alain Resnais con il quale arriva a Venezia, "Piccole paure condivise". Un film nel quale recita in francese impeccabile, modulando rabbia, disappunto, amore sbriciolato, disillusione. Altrove ha recitato in spagnolo, e in inglese . "Ho fatto anche un film in una lingua inventata, che non esiste in natura", dice ridendo. Si chiamava "Pink Palace Paradise". Aggiunge: "Ma non lo ha visto nessuno....".

 

            Ha compiuto da una settimana cinquant'anni, e ormai non ti chiedi più per quale magia, per quale artificio, per quale magia continui ad averne trenta. Perché ne ha trenta: quando la vedi apparire, luminosa, regale, chic, davanti ai tuoi occhi. Laura Morante che era apparsa in "Tragedia di un uomo ridicolo" di Bertolucci, che faceva innamorare Nanni Moretti in "Bianca", e che dopo qualche anno d'ombra era tornata, strepitosa, nel ruolo della moglie e madre segnata dal dolore nella "Stanza del figlio", ancora di Moretti. Ancora talento. E ancora una bellezza impetuosa, malinconica, perfetta.

 

            Nella stanza dell'hotel arriva vestita di nero, le spalle scoperte, uno scialle leggerissimo, trasparente, nero sui fianchi, una collana lunga con qualche perla, e un filo d'oro sottile. Viene da dieci ore di aereo, è negli Stati Uniti per girare il nuovo film di Pupi Avati. Un thriller gotico, il cui titolo provvisorio è "Il nascondiglio delle monache": lei è una vedova che mette su un ristorante nel luogo sbagliato. Una casa dove si sentono strani rumori, strane voci, dove circolano strane ossessioni. Cinque settimane di lavorazione a Davemport, nell'Iowa, e poi altrettante a Cinecittà. Nel cast, oltre Laura, anche Treat Williams, Burt Young, Rita Tushingham.

 

            Laura, a Venezia lei arriva come protagonista di un film di Alain Resnais. Abbiamo appena visto il film, sentito gli applausi convinti. Resnais è un monumento della storia del cinema, uno dei maestri assoluti. Ed è uno che lavora da vent'anni con gli stessi attori. Come ci si sente a entrare in questo ristrettissimo gruppo?

 

"Basti dire una cosa: per dire di sì a Resnais, non ho neanche aspettato di sapere quale sarebbe stato il mio ruolo. Ho detto di sì prima. Avrei fatto qualsiasi cosa, per lui. I due registi più giovani con i quali ho lavorato sono Monicelli e Resnais. Tutti e due sono nati novant'anni fa, più o meno. L'infanzia è un dono che si raggiunge solo in tarda età. Non ricordo chi lo dicesse, ma aveva ragione".

 

I film di Resnais sono molto riconoscibili, colorati, astratti…

 

"In realtà, non c'è niente di più diverso tra un film di Resnais e l'altro. La sua grande abilità è questa: con gli stessi attori, riesce a creare mondi totalmente differenti. Io non ho ancora visto il film finito, lo vedrò questa sera. Ma c'è già una cosa che ci colpiva, mentre giravamo: le scene che giravano non si chiudevano mai con un 'bravo', con un'espressione, o una frase, definitive. Era come se ogni 'stop!' venisse dato troppo presto. E questo, ho pensato dopo, assomiglia alla vita, dove i momenti si avvicendano senza 'scene madri', senza applausi. Ho capito dopo che Alain, con questo metodo, sapeva rappresentare la vita".

 

Ha continuato a lavorare in Francia. Qual è il prossimo film nel quale la vedremo?

 

"Deve uscire 'Molière, attore suo malgrado', con Romain Duris e Fabrice Luchini. E' una storia strana: Molière visse un anno lontano dal palcoscenico. Ma tutte le persone che incontrò in quell'anno diventarono personaggi delle sue future commedie. Io sarò l'amante di Molière".

 

 E in Italia?

 

"Uscirà un film che si chiama 'Liscio', che interpreto insieme ad Antonio Catania. La novità? Che canto e ballo. Io con la danza avevo iniziato, ho una passione per la danza classica, e quando ho girato in America latina ho cercato di prendere lezioni di tango. Vedremo che cosa verrà fuori".

 

La querelle tra Venezia e Roma? Che cosa ne pensa?

 

"Posso dare una risposta diplomatica? Sono fuori Italia da un mese e mezzo, e non ne so niente…".

 

Tempo fa uscì fuori una curiosa polemica. Lei disse che si vergognava a dire di abitare ai Parioli, un quartiere lussuoso di Roma. E ci fu chi la attaccò.. .

 

"Lo dicevo con autoironia, perché mi ero resa conto di non dire mai 'abito ai Parioli', ma di fare lunghi giri di parole, con i nomi delle strade... perché 'pariolina' è un aggettivo che significa tante altre cose, sociali, nelle quali non mi riconosco. Ma se è per questo, mi vergogno molto di più di fare l'attrice! Nella carta di identità non l'ho mai messo...".  E sorride, con quel sorriso che mescola charme e umiltà, decisione e dolcezza.

         

3 Settembre 2006

 

 

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