Roma Vs Venezia

VENEZIA – La guerra tra Venezia e Roma, intesi come festival, continua. La Mostra del cinema di Venezia sta per iniziare, e il suo direttore, Marco Muller, dice in una intervista: "Le case di distribuzione cinematografica saranno contente: quello che Venezia non prende, lo prende Roma". Forse non proprio così, ma il senso era quello. Bum. Dopo settimane di non belligeranza, il direttore del festival – fino ad ora – più importante d'Italia dice che l'altro si prende gli scarti?

 

            Muller, quando gli chiediamo di chiarire il concetto, non smentisce: "Venezia è e resta la prima scelta. Non è mai esistito il caso di un film che non sia stato proposto a Venezia come prima scelta". E quindi, "Roma ha gli scarti" non era proprio distante dal concetto.

 

            Senta, Muller. Una domanda che viene spontanea. Il Lido è carissimo, come alloggi e come tutto. Perché uno studente di cinema, un appassionato, magari romano, senza troppi soldi in tasca, tra Roma e Venezia dovrebbe scegliere Venezia?

 

            "Perché il meglio del cinema, le sue parti più vive, più in movimento, sono qui. Perché qui c'è il cinema come arte, ci sono 54 film importantissimi che fanno capire che cosa succede nel cinema e nella realtà intorno a noi". Come dire: è qui la festa. La vera festa.

 

            Però avete perduto per strada Medusa. Non ci sono film di una delle due più grandi case di produzione e distribuzione italiane. Come è possibile?

 

            "Intanto non è del tutto vero: un film Medusa c'è. Ma è vero che ci hanno proposto un film per il concorso, lo abbiamo valutato molto serenamente, abbiamo accettato di riconsiderarlo dopo alcune modifiche e abbiamo confermato che non lo avremmo preso. Sono loro che non   ci hanno proposto film, non noi che abbiamo voluto perdere Medusa".

 

            Sarà presentato a Venezia il festival di Beirut, che si farà "anche se Beirut dovesse essere di nuovo bombardata". Ha deciso di lanciare un segnale importante. Verso quale direzione?

           

            "Verso la pace. Abbiamo invitato i vecchi amici del festival di Beirut, città martire quant'altre mai. Faranno la loro conferenza stampa a Venezia. E' una città dove deve tornare la pace, la vita sociale, la normalità. Al festival lavorano musulmani, sunniti, cristiani maroniti e sciiti tutti insieme. Questo è il modello che dovrebbe esistere anche nella società".

 

            Tornando a Venezia, che festival sarà per la gente normale, senza alberghi pagati dai giornali e senza tessere "nobili"?

 

            "Tutti vedranno tutto, dal professionista allo studente. Ci sono proiezioni supplementari. E si vedranno cose straordinarie, film ambiziosi, scoperte. E undici esordi strepitosi".

         

30 Agosto  2006

 

 

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