VENEZIA
– Alla fine dei premi, e delle dichiarazioni dei premiati, e della
presidentessa di giuria, una Catherine Deneuve impeccabile e un po'
inquietante nella sua compostezza da sfinge, le notizie sono tre. La
consacrazione di Helen Mirren, una che ha messo d'accordo tutti, pubblico,
giuria e stampa, con la sua interpretazione della regina d'Inghilterra in
"The Queen". Il giallo del premio "inventato" per Emanuele Crialese e il suo
"Nuovomondo": premio, tra l'altro, chiamato "Leone d'argento rivelazione",
quando Crialese non è da tempo una rivelazione, ma una certezza. E le
dietrologie, i "si dice", le ipotesi sul premio mancato a Sergio Castellitto,
protagonista di "La stella che non c'è" di Gianni Amelio.
Intanto, tutti gli orientali al festival corrono su e giù eccitatissimi:
quelli in smoking, quelli con la telecamera, quelli col microfono. Per la
seconda volta, un "film sorpresa" (ovvero non annunciato nel programma
ufficiale) dell'Estremo oriente vince a Venezia. Era stato "Ferro 3" di Kim
Ki Duk due anni fa, Leone d'argento per la regia. E stavolta è addirittura
il Leone d'oro: "Still Life" di un regista dal nome impronunciabile.

Ma
in sala stampa arriva Catherine Deneuve, capelli biondi raccolti, seta nera
a fasciarle il decolletè, boa di piume, sorriso teso. Le chiedono a
bruciapelo ragione di un Leone "aggiunto", non previsto tra i premi
ufficiali, per il film di Emanuele Crialese. Leone "rivelazione": ma
Crialese è al terzo film, e il secondo, "Respiro", è stato premiato a
Cannes, che non è il festival di Roccacannuccia. "Essere a Cannes non vuol
dire essere conosciuti dal mondo intero", replica Catherine Deneuve. "E in
quattro anni un autore può anche essere dimenticato". E Castellitto? Si
parlava con molta insistenza di un premio all'attore italiano, che regge
gran parte del peso emotivo del film di Gianni Amelio, "La stella che non
c'è". "Quando si è in giuria non si riesce a misurare la forza di certe
necessarie 'ingiustizie'. Poteva avere la coppa anche Castellitto. E'
impossibile essere giusti totalmente", dice la Deneuve. Facendo intendere,
neanche troppo oscuramente, che si è andati vicino a premiare Castellitto.
Ma
sul possibile premio a un attore italiano il giallo si complica. Perché
nello stesso minuto, Michele Placido, membro italiano della giuria, si
confessa con un giornalista, fuori della sala. E dice: "Si era deciso di
dare la Coppa Volpi per la migliore interpretazione a Vincenzo Amato,
protagonista del film di Crialese". E poi? Poi arrivano le dichiarazioni pro
terrorismo di Straub e Huillet, autori in gara, e lo shock, l'arresto delle
consultazioni della giuria. "Crowe c'era rimasto molto male", dice Placido.
E alla ripresa dei lavori, il premio per Crialese cambia. Non più la coppa
Volpi all'attore, ma il Leone d'argento speciale. Merito di Placido che lo
ha imposto? Lui giura di no: "C'erano Bigas Luna e Park che lo sostenevano
più di me".
Crialese, in sala conferenze stampa, ha quella contentezza rilassata di chi
sente che poteva prendere anche qualcosa di più. "Non sono tipo da
dichiarazioni, sono felice e basta". E parla in inglese, francese e spagnolo
con i giornalisti. "Se continuano questi incoraggiamenti, vedo un futuro
molto roseo per me. Sono consapevole che è un premio che la giuria ha
inventato per me. E' il sogno di ogni emigrante, venire riconosciuto. Io lo
sono, emigrante. Ho vissuto in America, e questo è un film italiano che
parla di noi italiani".

Ma
la grande trionfatrice del festival è lei, dame Helen Mirren. Attrice di
cinema e di teatro inglese tra le più grandi, ma chi la conosceva fino ad
ora? Lei mescola humour e aplomb inglese. Abito blu, parure di brillanti,
felicità a gogo. "Che cosa potrebbe dire la regina d'Inghilterra di tutto
questo tam tam mediatico intorno al film? Penso che, come ha detto un
giornalista, magari vedrà il film e commenterà così: 'beh, poteva essere
peggio… Un gin tonic, per favore?".
Aggiunge: "Come mi sento? Come in una bolla di sapone. Fluttuo leggera tra
mille colori. Poi, puff!, tutto sparirà. Ma ora è un momento meraviglioso e
voglio godermelo tutto".
Alla fine, si scoprono i retroscena delle decisioni della giuria. Per bocca
di Michele Placido. "Se non ci fosse stato 'Still Life', il film di Crialese
avrebbe potuto vincere. Era in ballottaggio con quello di Alain Resnai. Ma
poi il film cinese, alla fine, ha prevalso su tutti". E il film cinese ha
messo fuori combattimento anche Amelio, "perché trattava temi molto simili:
e in qualche modo ha 'fottuto' il regista italiano, perché è stato
considerato più potente e straziante".
Tra gli italiani, dice ancora Placido, "Nuovomondo" ha comunque prevalso su
Amelio nella considerazione della giuria. E tra i grandi sconfitti, "Bobby",
dice Placido, "il film sull'omicidio di Robert Kennedy, da tutti dato per
vincente, non è stato mai preso in considerazione". E le voci di dissapori
con la Deneuve? "Nessun problema. E' stata molto gentile. Le piacciono
troppo, forse, i film asiatici". L'ultima stoccata non è per i film in
concorso, ma contro Sua Maestà Lynch: "Insieme a Bigas Luna, quando hanno
proiettato INLAND EMPIRE, siamo andati a farci una bella spaghettata".