"Chaosmos" un intreccio di parole e disordine,

il nuovo disco dei Whisky Trail

FIRENZE - Si chiama “Chaosmos”, con un intreccio di parole tra chaos, il disordine, e cosmos, l’ordine, il nuovo disco dei Whisky Trail, che è stato presentato in concerto ieri sera al teatro Puccini. Un concerto di quelli “epocali”, perché i Whisky Trail non è che facciano un disco ogni cinque minuti. Sono passati quattro anni dal loro album precedente. Nel frattempo, si è modificata la formazione, si sono raffinate le sonorità. Ed è proseguita la straordinaria ricerca di questo gruppo musicale attraverso le atmosfere e i ritmi della musica irlandese.

            Perché i Whisky Trail, irlandesi di Toscana, è questo che fanno: ritrovare un tempo perduto, un Medioevo di suoni antichi, e un luogo praticamente mitico, un’Irlanda di leggende, di figure mitologiche, di favole. Hanno cominciato trent’anni fa, quando a nessuno veniva in mente di ripercorrere la “strada del Whisky”, che dall’Irlanda aveva portato una lingua, una musica, una gente nel mondo. Ma trent’anni fa, nessuno si sarebbe immaginato che la musica celtica, che le sonorità irlandesi, che i fiddles e le cornamuse sarebbero diventate elementi di un paesaggio musicale assolutamente contemporaneo. Nessuno avrebbe potuto immaginare che quella tradizione sarebbe stata ripresa da tanti gruppi, che quella musica sarebbe stata riscoperta, ballata da ragazzi vent’anni, rimodellata con innesti di strepitosa modernità. Così, i Whisky Trail si sono trovati di moda praticamente senza volerlo. Continuando a tener duro, proprio come quell’isola di gente orgogliosa da cui traevano linfa musicale.

            L’Irlanda, isola di resistenza dall’Inghilterra e dal suo potere. Resistenza politica, religiosa, anche linguistica: il gaelico, che viene ancora parlato, lingua vecchia di millenni. Resistenza musicale, naturalmente. Una tradizione musicale tenace, forte. Che i Whisky Trail hanno ripreso, hanno fatto loro. Senza dimenticarsi, tra l’altro, che la musica irlandese serve primariamente a una cosa: a ballare. E balla la gente ai loro concerti, da sempre. Perché le canzoni dei Whisky Trail sono piene di ritmo. E lo è anche questo nuovo disco.

            A Stefano Corsi, Giulia Lorimer e Pietro Sabatini, componenti storici del gruppo, si sono aggiunti il violinista Vieri Bugli e Massimo Giuntini, cornamusista e mago dei flauti, soprattutto di quelli piccoli, da cui gli irlandesi sembrano saper trarre le sonorità di un’intera foresta tropicale, o di una voliera. Pietro Sabatini continua a essere l’anima blues del gruppo, con la sua chitarra acustica struggente; Stefano Corsi sostiene le armonie con la sua arpa celtica, l’armonica a bocca e l’armonium. Giulia Lorimer, il mistero più misterioso del gruppo, canta, suona il violino e a volte balla, dopo avere disseminato in una vita vigorosa e quasi inimmaginabile una caterva di figli, un’infinità di note di violino e alcune belle poesie.

            Il concerto stacca le prime note alle 21.15. Ingresso 10 euro. Il nuovo album racconta, in otto brani, gli elementi costitutivi dell’universo secondo un testo del Medioevo irlandese. Che cosa costruisce il cosmo? L’aria, le pietre, il fuoco, le stelle, i colori, i sapori, l’acqua. L’ultimo elemento è quello che dà vita a tutti gli altri. L’anima. Il soffio vitale, quello che dà corpo alla voce umana, e alle voci degli strumenti. L’anima, soprattutto, che – lo senti – i Whisky Trail mettono in ogni cosa che fanno. Non è soltanto un disco, è un modo di disegnare il mondo. Un mondo nel quale l’onda lunga del tempo, i paesaggi eterni, il mare giù sotto la scogliera, contano più di un presente convulso, sincopato, rabbioso da cui i Whisky Trail cercano, con la loro musica, di farci allontanare.

 

13 Maggio 2006

 

 

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