Bruce Willis e Avril Lavigne in "Fast Food Nation", un film sulla tragedia ambientale del mondo dei fast food

CANNES – Bruce Willis arriva con una camicia nera, l’aria da perfetto macho, la voce bassa di chi non ha bisogno di chiedere ne’ di alzare i toni, e dice ai giornalisti : “piacere, George Clooney”. Perche’ qui a Cannes ci sono i registi filosofi, i geni alla Almodovar, quelli che polemizzano. E poi ci sono gli americani, che se non si sganasciano dal ridere tra di loro come ragazzini in gita non sono contenti. Detto in altre parole, fanno della disinvoltura la loro religione.

Bruce Willis e’ una delle voci del cartone animato “Over the Hedge”, cartone animato della Dreamworks che si annuncia prossimo megasuccesso mondiale. Film che per ottenere successo ha tutto: grandi disegnatori, storia simpatica – un gruppo di animali contro gli umani – e le voci di grandi attori. Come Nick Nolte, come Avril Lavigne rockstar, idolo della generazione post-tutto, con tonnellate di teenager ad aspettarla fuori dall’hotel Martinez. E come lui. George Clooney. Pardon, Bruce Willis.

 

            “Anche in questo film, dove sono un orsetto lavatore, devo salvare il mondo… Ma lo sapete voi quante volte ho dovuto salvare il mondo nei film? Sette. Otto con questa. Perche’ lo faccio? Perche’ qualcuno lo scrive nel copione. Ma io sono vulnerabile e fragile. Aiuto. Scrivete per me un ruolo diverso. Non ce la faccio piu’, a salvare il mondo”.

 

            Willis, cosi’ come Avril Lavigne, e’ anche nel cast di “Fast Food Nation”, il film di Linklater in concorso a Cannes che racconta l’orrore, lo sfruttamento, la tragedia ambientale dietro il mondo dei fast food. Anche in “Over the Hedge” si parla di junk food, di cibo “cattivo”: c’e’ una scelta precisa in questo? “No, credetemi, e’ un caso. E’ davvero un caso che Avril ed io siamo in entrambi i film, che entrambi parlino di cibo, e che i due film siano a Cannes. Con Linklater ho lavorato un giorno, qui otto mesi. Il film di Linklater l’ho fatto perche’ e’ un amico, e avevo voglia di lavorare con lui. Ma non ho messaggi ecologisti da portare. Il mio lavoro e’ fare l’attore, intrattenere il pubblico”. I messaggi, diceva un produttore famoso , li mandi con FedEx.

 

            Avril Lavigne e’ stata assediata tutto il giorno in albergo. E’ entrata nel Martinez, cosina minuta attorniata di guardie del corpo, aggrappata a un telefonino dove forse faceva un’intervista. In sala stampa - dove arriva con camicetta a righe, capelli lisci come appena uscita dall'uovo, occhiaie d'ordinanza - sembra una bambina in un negozio di balocchi. “Wow, tutte queste star tutte insieme!’, dice, e sembra persino crederci, lei che e’ star quanto gli altri. Fare due film, anche se uno con una piccola parte e l’altro solo come voce, e’ una scelta precisa: vuole fare l’attrice, da grande, Avril? “Tutte e due le cose, vorrei fare. Nel cinema non vorrei fermarmi qui”. Ha scelto di iniziare da un piccolo ruolo, confusa tra i ragazzi di un collettivo ecologista in “Fast Food Nation”, e recitando solo davanti a un microfono in “Over the Hedge”. Perche’? “Preferivo entrare nel cinema dalla porta di servizio, con piccole parti. Non avrei mai voluto fare la protagonista, per il mio primo film. E poi era veramente bellissimo doppiare il cartone animato: avevo le mani libere, potevo gesticolare mentre recitavo, tormentarmi, tirarmi pizzicotti, fare smorfie....”.

 

            Bruce Willis, presentandosi come George Clooney, deve avere confuso le idee a qualcuno. Si alza in piedi una giornalista ungherese, e rivolgendosi a Nick Nolte dice: “Volevo fare una domanda al signor Chuck Norris…”. Ora, sbagliare il nome dell’attore che hai davanti, specialmente se ha fatto 70 film, non e’ cosa da tutti i giorni. La sala ride. La ragazza ungherese scompare sotto la sedia. Bruce Willis prende il microfono e dice: “Non importa, rispondo io”.

 

            Idolo dei teenager Avril Lavigne, idolo dei teenager anche Sarah Michelle Gellar: tra i suoi film, “Buffy” e “Scooby Doo 2” bastano per la celebrita’ under 21. E’ tra i protagonisti di “Southland Tales” di Richard Kelly, il regista di un cult come “Donnie Darko”. Una storia ambientata nel futuro prossimo, dove lei e’ una pornostar che si da’ al commercio. “Sono una pornostar col cuore d’oro e con un grande spirito di impresa”, dice. “Come mi ha convinta il regista? Non lo conoscevo: mi ha telefonato, mi ha detto ‘ho il film per te’, io gli ho risposto: ‘guarda che sto andando in Giappone’, e lui: benissimo, vengo in aeroporto e te ne parlo… Ho detto: ‘stai scherzando? Mandami il copione’, ma lui era serissimo. E’ venuto in aeroporto, mi ha spiegato il film in termini di immagini, di idee, e mi ha talmente affascinata da convincermi. Un’attrice, oggi, e’ disperatamente alla ricerca di qualcosa di nuovo, di originale: quando la trovi non te la lasci sfuggire”.

        

22 Maggio 2006

 

 

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